Abbiamo bisogno di altri occhi per gustare fino in fondo la bellezza che ovunque ci circonda. I nostri sono stanchi ed assuefatti, troppo distratti, impiegati in faccende inutili se non dannose. Accompagnare diventa un esercizio catartico: ciò che da soli non riusciamo più a vedere riprende vita attraverso le espressioni e le emozioni di chi fa l'esperienza per la prima volta. Nel linguaggio fisico ci troviamo di fronte ad un riflesso: nel mondo reale a nuove e affascinanti riscoperte. Siamo troppo accecati dal risentimento - giustificato a volte, ben inteso - per apprezzare ciò che abbiamo attorno e che ci è stato consegnato - spesso colpevolmente immemori - a titolo gratuito. Forse che ci siamo meritati piazza dei Miracoli o la Basilica di San Marco? Il Ponte Vecchio o il Cupolone? Abbiamo un patrimonio infinito ma cerchiamo ricchezze altrove. Siamo troppo accecati da vitelli d'oro per cogliere il privilegio che ci è toccato in sorte. Siamo un popolo di lamentosi e insoddisfatti ( molte rivendicazioni, per carità, sono persino plausibili ) ma abbiamo un po' perso l'equilibrio giudiziale e, in certi contesti, invertito la scala di valori. Arrabbiarsi fa male alla vista: rende miopi, nel senso che si perde di vista l'orizzonte; e pure presbiti, non mettendo a fuoco le cose che ci stanno attorno. Non saranno gli abitanti a salvare il paese: chi verrà con occhi nuovi, puliti, incantati, ci rimetterà in carreggiata. Forse.

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