Dell'Europeo hanno ormai già parlato quasi tutti, compresi alcuni famigliari che non riconoscono nemmeno un campo di basket da uno di volley. Se non altro, per due settimane, perfino il calcio é passato in secondo piano: effimera illusione, tra un po' tutto tornerà alla normalità. A vedere pallacanestro, rimarremo i soliti quattro gatti, che non hanno niente a che fare con quelli di Trapattoni. Vi stupirò dicendo che a me Pianigiani é piaciuto di più in campo che davanti al microfono: quasi in stato depressivo, lamentoso oltre misura, con espressioni facciali e verbali poco inclini all'ottimismo. Infortuni, arbitraggi, carenza di vissuto agonistico: caro Simone, se avessi perso con Da Tome in campo, com'è successo con la Turchia, cosa avresti detto? Non mi pare che la Spagna se la passi meglio, eppure é arrivata in fondo. Preparazione e conduzione delle partite, grazie agli ottimi collaboratori, quasi impeccabili: forse ci voleva un po' meno braccetto corto nel dare maggior respiro alle prime linee, considerando che Melli Cusin e Aradori non più tardi di due anni fa in Slovenia giocarono da protagonisti in una nazionale sorprendente e che si trovò stremata nel finale del torneo. Una nazionale bella da vedere, diverse dalle edizioni precedenti: solitamente votata al sacrificio e abituata a galleggiare grazie ad un campionario di astuzie tattiche, stavolta talentuosa in alcuni elementi e capace di sfidare alla pari e a viso aperto squadroni blasonati e tradizionalmente vincenti nel continente. Non a caso la seconda squadra nel torneo per punti segnati, dopo la Serbia. Difficile - e qui convengo con lo staff tecnico - cambiare pelle a giocatori abituati a spremere maggiori energie nella metà campo offensiva: la sconfitta nei quarti é figlia di questa coerenza tecnica, purtroppo abbiamo trovato chi ha fatto più canestro. Parlare di scarsa organizzazione difensiva é un esercizio stucchevole quanto inutile: Belinelli non è Llull e Bargnani non é Radulica, si possono avere concetti chiari ma poi la differenza la fanno corpo, gambe e volontà. Giocando i quattro moschettieri - escluso Cinciarini in staffetta con Hackett - più di trenta minuti a partita, difficile se non impossibile mantenere grande intensità per l'intero incontro su tutti i lati del campo. Ciò che non capisco, più di tutto, é l'insofferenza verso la critica. Tutti d'accordo che le chiacchiere da bar di memoria calcistica non dovrebbero fare irruzione nel mondo immacolato - davvero? - della pallacanestro, ma non vedo perché un allenatore, anche di base e di settore giovanile, non possa esprimere un'opinione. Non si tratta di essere tutti commissari tecnici, é un fatto di pregnanza culturale partecipare alla discussione di ciò, che in realtà, é patrimonio di tutti e non solo degli addetti. Sarebbe come dire che non si possono discutere i parlamentari perché noi, comuni cittadini, non ne abbiamo né diritto né competenza. Nei compiti di un personaggio pubblico c'è anche quello di accettare che qualcuno possa essere in disaccordo sulle scelte fatte. Viviamo forse sotto una tirannia tecnica? Quando il contradditorio verrà a mancare sarà un giorno triste per la pallacanestro. Intanto ci prendiamo il brodino preolimpico: forse non è quello che tutti sognavamo, ma come dice il capitano, é già un passo avanti. Senza dimenticare le parole di estrema ed efficace trasparenza con cui quella persona vera che risponde al nome di Danilo Gallinari si é congedata dal pubblico: " mi sono rotto le palle di perdere, gli europei non si giocano tutti gli anni e per tutti gli anni passano ". Hai ragione, noi ti vediamo ancora ragazzetto partire con la faccia d'angelo verso il grande sogno americano. Forse di tempo, per fare qualcosa di grande, non ne é rimasto poi così tanto. Di un italiano in finale, come premio di consolazione, non ce ne facciamo più niente: dalla prossima ne vogliamo 12!
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