Ci stracciamo vesti e capelli per i flop mondiali, in ordine di tempo nuoto e atletica. In realtà la vicenda é più complessa e non é correlata ai tempi odierni. Alberto Tomba, Federica Pellegrini, Pietro Mennea, sono stati e sono la grande copertura di un movimento che fatica a crescere: campioni dotati di un dna speciale, non certo prodotti della programmazione scientifica. Per fortuna - o purtroppo, non saprei valutare - ogni tanto nascono qua e lá sul suolo italico dei capolavori di madre natura che ci fanno dimenticare in fretta le frustrazioni subite in campo internazionale. Dietro agli atleti di punta, poco o niente: nessun problema, aspettiamo pazientemente il fenomeno di turno per brindare ai nuovi successi. Non ho l'ultima pagina con le soluzioni, mi limito ad osservare: ad essere sinceri, l'Italia raccoglie anche troppo rispetto a ciò che semina. Siamo l'unico paese, o tra i pochi, che considera l'attività motoria come un corollario della vita umana: basti pensare alla scuola elementare, oggi definita primaria, dove l'apprendimento avviene, nella maggior parte dei casi, senza il coinvolgimento del corpo. I cortili scolastici sono delle piastre di cemento nude e crude e i tempi di ricreazione e gioco ridotti all'osso: non ne faccio una colpa alle maestre, hanno imparato a fare miracoli. È un problema concettuale: esiste la religione, la lingua straniera, ma non la motricità. Poi ci chiediamo perché i bambini sono in sovrappeso o come mai gli istruttori sportivi debbano partire dall'alfabeto motorio. Trent'anni fa non era necessario: oggi, con l'avvento della nano tecnologia, e con le paranoie genitoriali, diventa necessario un intervento massiccio. Non va molto meglio alle medie e superiori: con due ore settimanali, spesso contratte da trasporti e difficoltà logistiche, non è possibile andare in profondità. La scuola e gli insegnanti sono la prima risorsa di reclutamento, formazione e indirizzamento per gli atleti: non a caso, la neo campionessa mondiale dell'alto, la russa Shkolina, giá giocatrice di basket, ha iniziato a saltare grazie ai suggerimenti del professore di educazione fisica. É impensabile possedere alti livelli di prestazione sportiva se non esiste un grande impegno nell'attività di base: l'Italia sembra una piramide rovesciata, l'attenzione é quasi interamente rivolta in alto. Vado controcorrente: vorrei tanto non ci fossero medaglie a Rio, chissà che non si aprano gli occhi. Chissà che la piramide torni al suo posto.
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