"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

giovedì 1 agosto 2013

campioni si nasce


Federica Pellegrini e Tania Cagnotto hanno molte cose in comune. Fascino, copertine,  medaglie, ma soprattutto l'inclinazione alla lotta. Dietro a quei visi e corpi aggraziati si nasconde una solidità mentale ineguagliabile dai comuni mortali. Il neologismo garista calza a pennello per queste atlete di valore superiore alla norma: non si spiegherebbe, altrimenti, come da una preparazione frettolosa ed approssimativa possano saltare fuori risultati di altissimo livello. Entrambe uscite con le ossa rotta da Londra, hanno scelto di alleggerire lo zaino e di presentarsi all'appuntamento mondiale senza pretese ed aspettative: da qui saltano fuori le uniche soddisfazioni azzurre, eccezion fatta per la brava  e indomita Grimaldi nel nuoto libero. Sorge il dubbio, anche agli scienziati che si occupano di metodologia: vale proprio la pena sottoporre gli atleti a carichi di lavoro continuativi ed estenuanti? Il povero Scozzoli, presentatosi a bordo vasca tra i favoriti, é annegato tra pressioni mentali e sfinimento fisico: la verità, pur non conoscendo direttamente i fatti, é che non si dá mai sufficiente importanza allo scarico. Va dunque rimessa in discussione l'intoccabile teoria dell'allenamento? Calma e sangue freddo. Non scherziamo: l'americanina Ledecky e la stellina lituana Meilutyte, entrambe classe 1997, hanno confessato di vivere esclusivamente in funzione del nuoto e di non avere altre distrazioni quotidiane. Forse è più sensato parlare di preparazione individualizzata: alcune atlete, vedi Cagnotto e Pellegrini, sono talmente baciate dal talento che possono permettersi di gareggiare senza un avvicinamento adeguato. Anche Alberto Tomba aveva queste caratteristiche: passava la sera a festeggiare e la mattina seguente sbaragliava la concorrenza. Siamo in presenza, però, di campioni. Ed i campioni sono rari, si contano sulle dita. Non sono atleti da imitare, in quanto irraggiungibili. Rino Gattuso, ad esempio, non avrebbe mai potuto giocare a calcio se non avesse fatto sacrifici immensi: tecnicamente rivedibile, si faceva amare da tutti per coraggio ed abnegazione. Perciò è meglio non farsi illusioni: i privilegi, da sempre, sono per una stretta minoranza. Esistono i campioni, pochi, e le macchine, gli altri. Si può vincere in entrambi i modi, ma i percorsi sono totalmente differenti. Campioni si nasce, macchine si diventa. Achille era un artista; gli altri, combattenti addestrati alla guerra.

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