"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

venerdì 16 agosto 2013

diserzione


Avrei dato un pezzo della mia carne per giocare in nazionale. Come giocatore, le possibilità erano inesistenti. Come allenatore, esigue. Come si possa rifiutare di giocare per il proprio paese è un mistero che non mi è dato di capire: rispettabile nella logica della libertà di scelta, esecrabile se considerato come gesto egoistico. Non esistono giustificazioni valide, non ci sono alibi, non c'è ragione che tenga: chi non si presenta o chi non sente attaccamento alla maglia è in torto marcio, a prescindere. Se non altro, per rispetto a quelle migliaia di ragazzi/e che avrebbero sbavato solo per la gioia di un provino e dovranno accontentarsi di un divano ed una televisione per esaudire i propri sogni. Non c'è stanchezza, non c'è recupero, non c'è infortunio: fosse per me, dovrebbero togliermi di forza dal campo. Quelli che guardano - e sono molti - si aspettano da quelli che giocano - e sono pochi - ginocchia sbucciate, lividi alle braccia, sudore sulla fronte. C'è un paese, una storia, una cultura, una scuola, da difendere: non è una guerra, sia ben chiaro, ma c'è in gioco la dignità e gli ideali di un popolo, la propria identità, i valori condivisi. Sono tra quelli che si commuovono quando si alza la bandiera e viene intonato l'inno di Mameli: non sono reazionario, forse patriottico, perciò mi sento fiero quando donne e uomini italiani si fanno onore in campo internazionale. Sarebbe come se cinquanta milioni di cuori battessero, almeno per una volta, all'unisono: come se, una volta tanto, non ci vergognassimo di appartenere a questa terra. Indossare la maglia azzurra è un privilegio che viene concesso a pochi eletti: per questo motivo, tutti noi comuni mortali ci aspettiamo il massimo dell'impegno e della determinazione. E' una sciocchezza pensare che le fortune delle nazionali possano debellare o, almeno, lenire, le sofferenze della gente: è altrettanto vero, però, che vedere i giocatori battersi con cuore e anima non può peggiorare lo stato delle cose. Ci sono nazioni, come la Spagna, che stanno dominando nelle discipline di squadra: è solo una questione tecnica? Un frutto del caso? Non sono così convinto: spesso, in questi casi, la differenza è data dalla forza del gruppo che si riconosce nel sentimento comune. Non lo chiamerei nazionalismo, ma amore verso il proprio paese. Gli italiani hanno sempre fatto grandi cose quando hanno amato l'Italia: non è questo il momento di tirarsi indietro. La diserzione in campo sportivo, sebbene non punibile, non può essere accolta.

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