"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

sabato 24 agosto 2013

parametri e affini

Sui parametri dico la mia. Il concetto di fondo é apprezzabile: premiare i sodalizi che investono risorse umane e materiali sul settore giovanile oltre che la necessità di porre freno ai saccheggi e tutelare così le piccole società che vengono private dei talenti migliori.  Fin qua tutto limpido e chiaro: i problemi iniziano quando si passa dalle dichiarazioni d'intenti all'applicazione pratica. I NAS (nuovi atleti svincolati) prevedono che venga corrisposta, al compimento del 21^ anno, una cifra tot alle società che hanno reclutato (15% del totale) il giocatore e che lo hanno formato ( restante 85% ) in base alla categoria di appartenenza, a decrescere dalla A1 fino alle categorie regionali. Il sistema ha funzionato per qualche anno, ma ora comincia a mostrare le crepe, ingranditesi in concomitanza con la crisi economica che attanaglia il paese. Le imprese, costrette ai ripari se non a chiudere, hanno disinvestito nello sport con le conseguenze che tutti vediamo: molte società, anche prestigiose, sono costrette a rinunciare o, nei migliori dei casi, a ricominciare da categoria più basse. I parametri diventano un ulteriore onere spezza gambe: solo per fare un esempio, una B Nazionale, come Pordenone, se vuole tesserare cinque atleti svincolati deve versare 30.000 euro. La soluzione sarebbe pronta: giocare con gli atleti di propria produzione. La storia però insegna che sono pochissimi i casi in cui un club che vuole fare un campionato di un certo livello - diciamo nazionale - sia in grado di disporre esclusivamente di giocatori fatti in casa: inoltre, ci sono zone in Italia dove sarà impossibile, per varie ragioni, avere una squadra formato locale. Chi lavora nei vivai é consapevole che per un giocatore che approda in prima squadra ce ne sono almeno altri nove che subiscono un altro destino: molti smettono, contemporaneamente all'accesso universitario, altri scelgono di divertirsi in categorie minori. Quello che doveva diventare il filtro magico di tutti i mali, in realtà si è trasformato in un boomerang devastante: detto fuori dai denti, per come stanno le cose oggi converrebbe fare solo settore giovanile e guardarsi bene dal mettere in piedi una squadra senior. Alcuni correttivi andrebbero fatti: mi sfugge il senso del parametro per i campionati regionali. Ci sono società che si auto tassano per pagare l'allenatore, figurarsi se sono in grado di sostenere ulteriori costi. Molti ragazzi che hanno superato la fatidica soglia d'età si sentono dire che non c'è posto: meglio mettere in panchina un quindicenne locale. Esiste una percentuale che la federazione trattiene per ogni transazione, e nel caso di scomparsa della società si incassa l'intero parametro: non sarebbe il caso di ridistribuire queste risorse alle società davvero virtuose, che si accollano spese ingenti per allenatori, trasferte, partecipazioni a campionati nazionali o tornei prestigiosi? La novità é che i NAS faranno ingresso nel basket femminile: non sarebbe stato il caso di fare valutazioni più attente in un territorio già segnato dall'emorragia di  squadre e tesserate? Non è mai stato facile tradurre le idee in buone azioni: ciò malgrado, l'esperienza di questi anni dovrebbe insegnarci qualcosa. Correggere la rotta non è un segnale di resa, semmai di bravura nel leggere i tempi. Se una difesa non funziona, ne usiamo un'altra: questo ci ha insegnato il basket. 

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