È nata così per caso, inaspettatamente, questa avventura al femminile. Un mondo già esplorato, ma in gran parte sconosciuto. La scommessa? Cinismo contro sensibilità, idolatria contro ricerca, necessità contro possibilità. C'é più di un aspetto che mi piace delle ragazze e che vorrei fosse trasferito al maschile: l'orgoglio, la carica agonistica, la resistenza, la lotta contro la sopraffazione. Ma soprattutto la capacità di spegnere l'interruttore: a bocce ferme, mentre per me comincia la fase di ruminazione, per loro si apre un nuovo capitolo di argomenti e interessi. Un bel bagno purificatorio al quale non ero abituato. Onestamente è difficile immaginare adesso se la mia proverbiale ruvidezza sia riuscita nell'intento di lasciare un segno in ciascuna di loro. Giuro che le intenzioni erano buone: non c'é soddisfazione maggiore per un allenatore che vedere i propri giocatori/trici arrivare al punto più alto delle proprie possibilità. I metodi, lo riconosco, non sono sempre galanti: se c'è una scusante, una passione smisurata e spesso incontrollata verso questo mestiere. Ho riconoscenza verso tutte, nessuna esclusa. Ma non posso non citare le vecchie del gruppo - le meno giovani come preferiscono definirsi - che hanno accettato di buon grado il difficile compito di trainare e condurre per mano le under in un campionato duro e competitivo. A Marti, Polli e Fra, un grazie speciale. Se c'è una cosa che spinge un tecnico a tornare in palestra é vedere i propri giocatori allenarsi come lui vorrebbe. Non siamo professionisti, nessuno di noi, ma ci siamo comportati come tali. Siamo partiti fra mille incognite e timori, siamo arrivati con qualche certezza in più.

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