Istituto professionale. Indirizzo tecnico moda. Potrebbe essere la scuola dove insegno da quasi vent'anni. Potrebbero essere i miei figli. I ragazzi sono gli stessi, vestono nello stesso modo, hanno le stesse idee, gli stessi idoli. Gli stessi sedicenni che incontro in palestra e con i quali spesso non evito di ingaggiare lotte formative furibonde. Nè carne nè pesce: così andrebbero definiti. Non abbastanza grandi da prendere decisioni ultime, non abbastanza piccoli per essere trattati da incapaci. In genere passo un terzo della mia giornata con questa generazione, forse più che in famiglia. La mia vita insomma e se a qualcuno non infastidisce un termine un pò troppo carico e pretenzioso, la mia missione sulla terra. L' invidia per la tenera e spensierata esistenza di costoro mi conduce spesso allo scontro ma non posso non provare compassione per i dubbi e le incognite che circondano il futuro. Hanno il tempo dalla loro parte ma non sanno che pesci pigliare. Hanno buone carte in mano ma non si fidano a giocarle. E spesso, se non sempre, non hanno colpe. Chi ci é passato prima sapeva, poteva, ma non ha fatto. Anche Melissa non aveva colpa. E aveva diritto a vedere la fine della storia. Melissa come chiunque di loro. Le bocciature, le promozioni, le vittorie, le sconfitte, i titoli, gli scudetti, le eliminazioni, i trionfi, le interrogazioni, i compiti....tutto passa e non ha senso. Nulla ha senso davanti ad una morte innocente. Ho trovato spiegazione a tutto, anche alle delusioni più grandi, ai fallimenti e alle sconfitte più cocenti: oggi, perdonatemi, di fronte a questo, non ne sono capace. La vita di una ragazza vale molto di più di tutte le nostre lamentazioni quotidiane.
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