Un'altra tragedia. Un altro cestista. Un altro ragazzo. Un'altra strada maledetta. La stessa domanda: perchè? La stessa risposta: nessuna, solo silenzio e dolore. Martin era classe 81, la stessa, per capirsi, di Max Cipolla: un ragazzo d'oro, un giocatore vero, capace di farsi amare ovunque sia andato. Una carriera a rovescio: partito dalle serie minori, approdato in A1 a 30 anni compiuti. Un esempio di tenacia, pazienza, caparbietà. Solo atleti speciali riescono a migliorarsi nel tempo. Noi poveri provinciali, abili nel prenderci per i capelli per qualsiasi scemenza, continuiamo a preoccuparci di cose insignificanti mentre alcuni ragazzi, i nostri ragazzi, perdono la vita. In tutto questo tempo non abbiamo imparato niente, nemmeno il fatto che nessuna delle nostre legittime lagnanze è minimamente paragonabile alla sofferenza che dovremmo portarci dentro, per sempre. Luca, Matteo, ora Martin. Ragazzi di basket. Ragazzi che avrebbero dovuto continuare a giocare. Ragazzi, un giorno padri, che avrebbero avuto il diritto di raccontare la propria storia. Solo la nostra memoria potrà mantenerla in vita. Nel nostro cuore, già sanguinante, abbiamo aggiunto un altro posto.
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