"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"
giovedì 19 gennaio 2017
zoologia cestistica
studio del comportamento degli animali da palestra
Oggi si gioca. E si scherza. Quella di seguito è una nomenclatura di possibili tipologie di giocatore: non c'è una graduatoria di merito, diciamo che si è fortunati quando non c'è uno sbilanciamento ma una giusta ripartizione fra modelli diversi. Lo studio non è scientifico, puramente legato empiricamente ad anni ed anni di osservazione.
I soldatini
Sono quelli sempre pronti ad eseguire gli ordini, senza chiedere spiegazioni e senza risparmio di energie. Sono adorati dagli allenatori, non danno problemi di nessun tipo e hanno un alto coefficiente di affidabilità. L'utilizzo è misurato e in genere speso nella metà campo difensiva quando c'è necessità di limitare qualche stella avversaria. Sono come gli elettrodomestici Rex, poche parole e tanti fatti. Si accontentano di essere utili per la causa, non sono invidiosi e in panchina aspettano senza troppo nervosismo il proprio momento. In attacco non hanno molte responsabilità, ma quando fanno canestro è una festa per tutti.
I chierichetti
Sono quelli che se la fanno addosso prima di entrare in campo. Hanno un basso livello di autostima e si limitano con preoccupazioni e paturnie inutili. La situazione potrebbe aggravarsi se dovessero esistere grandi aspettative nei loro confronti. Hanno bisogno di essere continuamente sostenuti e confortati. In genere il primo tiro è fondamentale per la buona o cattiva prosecuzione del gioco. In difesa hanno gambe molli e tremolanti. Se si accendono, potrebbero dare prestazioni inaspettate.
I faccia di tolla
Sono quelli che rispondono spesso e volentieri all'allenatore e che vengono puniti per incontinenza e mancanza di rispetto. Entrano in campo con atteggiamento sfacciato e non hanno paura di prendersi responsabilità e di metterci la faccia. Spesso giocano i palloni decisivi e nella fase in cui la squadra è in piena bambola la trascinano fuori dalle secche. Alcuni di questi diventano campioni per davvero, perché per sfondare ci vuole anche sfrontatezza e sicurezza nei propri mezzi. Gli allenatori in apparenza hanno verso questi un atteggiamento di insofferenza, in realtà sono felici di averli dalla propria parte.
I samaritani
Sono quelli che mettono la squadra davanti a se stessi. Sono realmente felici anche quando non entrano in campo, la cosa più importante è la vittoria. Usano molta voce e gestualità per aiutare i compagni impegnati e sono orgogliosi di far parte del gruppo. Quando entrano in campo, consapevoli dei propri limiti, restano dentro le righe e svolgono il compitino senza strafare e mettendosi a disposizione. Sono i preferiti dagli allenatori e, in genere, diventano allenatori a loro volta.
I Paperon de Paperoni
Sono quelli che mettono se stessi prima della squadra. È possibile che siano felici quando la squadra perde e tristi quando vince: tutto dipende dalla prestazione personale. Hanno un gioco bulimico, nel senso che ogni pallone che passa fra le mani viene tradotto in conclusione. Sono fissati con le statistiche, in genere prodotte dal clan famigliare e, in qualche caso, anche viziate in positivo. Hanno poco senso di appartenenza e amano stare con la valigia in mano, pronti a saltare su un nuovo carro che finalmente riconosce il talento nascosto. Per gli allenatori rappresentano le cosiddette mine vaganti: possono funzionare in alcuni casi, in altri avere effetto boomerang.
I belli senz'anima
Sono i classici giocatori d'allenamento ma non da gara. Atleti da copertina per capirsi. Ottimi dimostratori ma pessimi agonisti. Vengono ribattezzati, un po' malignamente, come giocatori finti. Quando è il momento di tirare fuori gli attributi, si nascondono dietro la colonna e fanno da osservatori. Purtroppo manca il fuoco sacro, ciò che trasforma un atleta qualsiasi in animale da guerra. Sono quelli che fanno più arrabbiare gli allenatori, che non riescono a capacitarsi della improvvisa metamorfosi da giocatori di prima classe a mezze calzette.
i coccodrilli
Sono quelli che frignano sempre e che trovano colpe e responsabilità esclusivamente al di fuori della propria sfera personale. Di solito nel mirino ci sono gli arbitri, ma ci possono essere altri validi alibi per spendere lacrime: le scelte dell'allenatore, il sole che entra dalle vetrate, il pubblico maleducato, la temperatura fredda ecc ecc. Hanno una gestualità inconfondibile: allargano spesso le braccia, sbuffano come vaporiere, aggrottano le ciglia. Con gli allenatori giusti, possono perfino trovare la spalla sulla quale piangere.
Appendice: le affermazioni contenute nell'articolo sono puramente casuali e non hanno a che fare con persone o fatti realmente esistiti ( giurin giuretto )
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