ZOOLOGIA CESTISTICA - SECONDA PARTE
studio del comportamento degli animali da palestra
Par condicio vuole che tra gli animali da palestra ci siano specie e tipologie diverse anche nella categoria degli allenatori. L'augurio è che, a cominciare dal sottoscritto, nessuno si offenda e abbia la nobiltà d'animo di stare al gioco. Naturalmente, come per i giocatori, nessuna descrizione sottintende un nome conosciuto ma è frutto esclusivo di goliardica fantasia.
I sergenti di ferro
Sono quelli che non ammettono deroghe e che hanno nel rispetto delle regole il proprio credo. Rocciosi e spigolosi, si fanno rispettare anche attraverso metodi non sempre gentili. I rapporti sono costruiti sulla distanza e nel riconoscimento esclusivo dell'autorità. I giocatori vivono nel terrore, ma la concentrazione alta per evitare figuracce e panchina può portare a risultati insperati. Efficace con alcuni gruppi giovanili di prime donne, molto meno con squadre fatte da giocatori maturi e autonomi.
gli stakanovisti
Sono quelli che odiano Natale di lunedì perché devono rinunciare ad allenarsi. Credono fanaticamente nel lavoro in palestra e abiurano la fortuna. Non esiste casualità né nella vittoria che nella sconfitta. Quando concedono un giorno di riposo, i giocatori si danno pizzicotti per essere certi di essere svegli. Ottima specie per squadre con coefficiente basso di talento, controproducente con giocatori di esperienza e/o di qualità.
Gli scaramantici
Sono quelli che se vincono una partita al supplementare con le mutande a rovescio, sono capaci di indossarle ogni volta con l'etichetta in fuori. Odiano il colore viola a tal punto da costringere eventuali tifosi a tornare a casa a cambiarsi il maglione. Talmente fatalisti da credere che le partite vengano decise più da episodi casuali che dalle prestazioni dei giocatori. Apprezzati da giocatori di alto livello, un po' meno da giovani in formazione.
I morbidosi
Sono quelli che hanno sempre parole delicate nei confronti dei propri giocatori. Non alzano mai la voce, non si arrabbiano, non intervengono quasi mai per correggere gesti tecnici o comportamenti. Sono in assoluto i più amati dalle famiglie visto che i propri figli si divertono senza troppi traumi. Il clima generale è sereno e tranquillo, c'è da valutare quale possa essere il grado di apprendimento. Dispensano sorrisi a destra e a manca, hanno in genere vita lunga e felice.
I perfezionisti
Sono i maniaci dell'esecuzione perfetta. Ore e ore di ripetizioni per affinare i movimenti e di continue correzioni per limare le spigolature. Conoscono il manuale della pallacanestro come le loro tasche e non si fanno mai trovare impreparati. Sono eccezionali con i giocatori in formazione, rischiano di essere pedanti e noiosi con quelli già formati. La vittoria non è il fine, semmai il mezzo. Se viene concesso loro il tempo necessario, possono fare miracoli. Non sono amati dai presidenti ambiziosi.
Gli speculatori
Sono quelli che venderebbero anche la madre per una vittoria. Non importa come e quando, fondamentale è ricevere il referto rosa. Usano i giocatori a loro piacimento e in funzione del risultato. Passano ore e ore in allenamento a ripassare schemi offensivi e difensivi perché nulla deve essere lasciato al caso. Possiedono un campionario impressionante di alchimie tattiche che vengono rifornite regolarmente ad inizio stagione ad ogni giocatore tramite meticolosi e colorati quaderni tecnici. Il detto machiavellico 'il fine giustifica i mezzi' è il pensiero con cui si addormentano e si svegliano ogni giorno.
I mendicanti
Sono quelli più preoccupati dell'arbitraggio che dell'andamento del gioco. Passano più tempo a protestare che a dare istruzioni alla squadra. La filosofia sottesa a questa categoria risponde al seguente motto: prima o poi qualcuno mi ascolterà. E, difatti, a furia di insistere ricevono in genere qualche utile favore in chiave successo. In altri casi, purtroppo, la pazienza infinita degli arbitri si sgretola di fronte alla necessità comprensibile di dare un taglio all'insistenza: ecco che fioccano tecnici ed espulsioni, alibi solidi per cercare colpevolezza altrove.
I predicatori
Sono quelli che si inventano clinic di alta specializzazione quando davanti hanno alunni alle prime armi. Credono fortemente nel potere della parola e dell'ascolto, soprattutto di se stessi. Usano terminologie raffinate e ad alto effetto, ma perdono spesso di vista la capacità di tenuta degli uditori che si tengono in piedi aggrappandosi uno all'altro. Soffrono della sindrome da ultimo quarto, quando le parole sapienti poco possono di fronte all'esaurimento del carburante.
Gli urlatori
Sono quelli che usano la voce per allenare e per spiegarsi. A seconda dei decibel rilevati, i giocatori capiscono al volo se sia il caso di darsi da fare o finalmente alzare le mani dal manubrio. È possibile, passando per gli spogliatoi anche mezz'ora dopo che si siano svuotati, sentire l'eco che rimbalza da un muro all'altro e che non ha ancora finito la corsa. È difficile che i giocatori possano distrarsi ed è possibile che anche il malcapitato innocente possa prendersi delle colpe inesistenti.
PS: in verità, gli allenatori sono un po' tutto questo mescolato con gradazioni diverse. Un po' come la carbonara: c'è chi vuole la pancetta appena scottata e chi bruciata, chi con il grana sopra e chi senza. Per fortuna esiste la diversità: sapessi che noia vedere gli stessi gesti e sentire le stesse parole. L'omologazione non fa parte di questa piccola fetta di mondo.
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