La scuola abbandona definitivamente il campo. Getta le armi e alza le braccia in segno di resa. Non è la coda, ma la stessa testa a mandare segnali preoccupanti: il ministero ha deciso che sarà la media e non il profilo a determinare l'ammissione all'esame di stato, la vecchia maturità. In soldoni, basterà prendere 8 in condotta ed educazione fisica - di certo non un'impresa - per compensare i 4 in latino e matematica o viceversa ( cosa meno probabile ma non impossibile ). Viene legittimato il principio per cui se si è asini in una disciplina, non è necessario scervellarsi o darsi da fare, è sufficiente concentrarsi su ciò che riesce o piace di più. Un ulteriore colpo gobbo alla collegialità del corpo insegnante: sarà divertente assistere, durante gli scrutini, ai lanci di accuse e agli sfottò da una parte all'altra del tavolo per capire se si sta parlando davvero della stessa persona. I ragazzi non sono per niente studiosi - a parte alcuni esemplari in via d'estinzione - ma conoscono perfettamente i punti deboli del meccanismo: basta mettere i prof uno contro l'altro per ottenere via libera e ottenere il diploma tanto agognato. Ogni giorno che passa la scuola fa un passo indietro: non è per caso che i ragazzi siano svogliati perché si è smesso di essere esigenti? Questa idea di istruzione facile - più che di buona scuola - non è forse una trappola per favorire la mediocrità e delegare alla giungla del mondo reale la necessità di fare selezione? È certamente un dato reale che il mercato del lavoro sia saturo, ma è altrettanto vero che non esiste - e qui mi permetto di dire, colpevolmente - un percorso formativo qualificato all'altezza dei requisiti richiesti. Tenere un profilo basso significa illudere che il percorso per ottenere una professione sia esente da complicazioni: la scuola, oltre a dare conoscenze, ha come compito principale quello di educare ad essere autonomi, a pretendere da se stessi, a farsi largo non tramite aiuti esterni ma con la forza di volontà e la motivazione. Per esperienza diretta posso dichiarare che i ragazzi oggi pensano che per ottenere un posto di lavoro siano necessarie fortuna e raccomandazione e che all'ultimo posto stiano le capacità personali, la creatività e l' autodeterminazione. Non voglio una scuola che insegni questa bugia, non voglio essere un insegnante gaglioffo: continueranno a detestarmi, pazienza, chiederò sempre il meglio. Cara amata scuola, da che parte stai: lasci o raddoppi?
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