"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

giovedì 15 dicembre 2011

sport e pane

Non é facile, indubbiamente. Ma qualcuno ci é riuscito, perché non tutti? Perchè in questo paese fare una cosa sembra escluderne un'altra? Far bene a scuola non significa necessariamente far male altrove. E viceversa. Mi sono sempre opposto all'idea che un giocatore agonista di alto livello debba per forza rinunciare agli studi. Ci sono miriadi di esempi: Michele Mian, uno per tutti e non uno qualunque, giocatore della nazionale e laurea in filosofia. E poi, chi lo dice che sia più conveniente studiare? Ne siamo proprio sicuri? Sbaglio o l'Italia possiede il record di laureati non occupati? Ci sono giovani che a trenta e passa anni devono ancora uscire di casa: è così scandaloso guadagnarsi da vivere facendo sport? La realtà è che si considera la professione dello sportivo come qualcosa di evanescente e temporaneo. Come un lavoro anomalo. Certo, non mancano casi di ragazzi disillusi e rovinati da sogni di carriere infrante, per infortunio o per aspettative troppo alte. Però, e so di andare controcorrente, non mi piace e mi opporrò continuamente al falso concetto che sia meglio studiare che fare attività sportiva. Non sono aspetti da mettere in conflitto: sono due facce della stessa medaglia. C'è chi si paga gli studi facendo sport: c'è qualcosa di male? Fare il professionista nello sport é pur sempre un privilegio: conoscete qualcosa di meglio per guadagnarsi il pane? Io non ho avuto sufficiente coraggio per intraprendere questa strada e mi sono pentito. Ho un lavoro sicuro? Vero, ma nell'incertezza forse mi sarei divertito di più.

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