E' riuscito ad ingannare anche me. Mi piaceva: aveva grinta, leadership, generosità. Pur avendo un nome importante, ha scelto di giocare in squadre di seconda fascia. Mi affascinava questa sua voglia di far grande la provincia. Era il capitano, il trascinatore, l'atleta che tutti gli allenatori vorrebbero avere. Malgrado biologicamente non lo sia, umanamente e sportivamente, per quanto mi riguarda, è morto. E con lui sono morti altri giocatori che ci hanno fatto urlare e sognare. Aveva tutto: fama, soldi, salute. Quante persone possono permetterselo? Evidentemente non c'è limite all'avidità: un giocatore di calcio è già nel privilegio, di cos'altro può aver bisogno? Ma la notizia peggiore è l'agonia che sta vivendo lo sport: il significato stesso della parola pretende lealtà, competizione, superamento dell'avversario. Come il doping, le scommesse stanno avvelenando l'ambiente e rendendolo irrespirabile. Non è tanto e solo il giro di soldi che scandalizza, quanto il concetto stesso che ciò che è puro per natura possa essere inquinato. Il denaro, forse, si recupera, non la coscienza. Soprattutto abbiamo il dovere di far credere alle nuove generazioni che è ancora possibile crescere alla scuola dei valori sportivi. Signor Doni, mi dispiace, non ho compassione per lei. Nemmeno per Beppe Signori, che tanto abbiamo ammirato in azzurro. La vostra immagine è scaduta. Avreste potuto essere ricordati con le maglie addosso e le braccia alzate, come nei poster che si attaccano in camera. Eravate idoli di migliaia di tifosi, ora siete il simbolo della corruzione e dell'imbroglio. Tra voi e mani pulite non saprei chi scegliere. Avreste potuto accontentarvi, in fondo Madre Natura era già stata prodiga. Capisco un morto di fame che ruba nelle case. Voi non vi capirò mai.
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