Quattro anni. Straordinari. Indimenticabili. Porterò con me i vostri sorrisi, i desideri, le buone ambizioni. E perché no? I pianti, le incazzature, le paure, la rabbia. Quando accettai l’incarico, molti mi chiesero: che ci fai al femminile? La risposta è sempre stata la stessa: si tratta di pallacanestro, mica di riviste specializzate. E la pallacanestro è unica, che sia maschile o femminile: se si insegna, si impara; se si gioca bene, si vince. Chi dice che la pallacanestro femminile è una disciplina diversa da quella maschile, mente sapendo di mentire, oppure non ha mai frequentato lo sport in rosa: soddisfazioni e frustrazioni sono identiche, come identico è il rapporto tra impegno profuso e prestazioni ottenute. Cos’ho imparato? Per prima cosa a dosare il linguaggio. Chi mi conosce sa perfettamente che nel passato non ho certo brillato per delicatezza: voi mi avete insegnato che le cose giuste possono diventare sbagliate se dette in malo modo. Mi avete ricordato il peso specifico delle parole: quando escono non si possono più cancellare ( non è vero Verba Volant! ), e possono ferire quanto cicatrizzare. Ma, soprattutto, per un allenatore di lungo corso ( forse troppo ) come il sottoscritto, che pensa erroneamente di aver visto quasi tutto sui campi di pallacanestro, avete lasciato un’impronta indelebile: l’entusiasmo. Non c'è stata una volta che abbia percepito una sensazione di disagio o monotonia: tanta era la voglia di stare in palestra che avete costretto i vostri allenatori a dare il meglio, a spendersi in tutto e per tutto per la vostra crescita. La vostra domanda era talmente forte che la risposta non poteva che essere adeguata: tutto ciò ci ha messo in discussione, ci ha fatto lavorare, in una parola, ci ha cambiati. In meglio. Avete ricaricato le pile che si stavano consumando. Ora il futuro è roseo, vi aspetta: non ponetevi limiti, tirate fuori sempre la parte buona che c'è in voi. Non smettete di sognare in grande: guardate Cecilia Zandalasini, pochi anni fa era una di voi e adesso è tra le migliori giocatrici d’Europa. Spero, un giorno, di vedervi librare in cielo come le aquile che avete portato cucite sul cuore. Soprattutto, che i sorrisi rimangano sui volti e che il ghiaccio si sciolga perennemente. Here comes the sun, abbiamo cantato a Bormio. Cantiamolo sempre. Au revoir, mes chères filles. Bonne chance. Merci pour tout.
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