"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

mercoledì 19 luglio 2017

le scarpe dello zar

“ Basta ‘a salute e un par de scarpe nove poi girà tutto ‘er monno “. Così per Nino Manfredi. Non per Ivan Zaytsev, che di scarpe nuove ne ha un rimorchio pieno, ma non andrà agli europei con la nazionale di pallavolo. Motivo? La federazione impone le Mizuno, il nostro campione veste solo Adidas. Per i profani sembra una ridicolaggine, in realtà ci sono in ballo molti denari, visto il lauto contratto di sponsorizzazione firmato dallo ‘zar italiano’ con il grande marchio bavarese. Se chiedessimo a cinquecento ragazzi italiani se fossero disposti a vestire la maglia azzurra con l’unica clausola di giocare a piedi nudi, la risposta sarebbe affermativa al 100%. Il nostro capriccioso eroe non è comunque l’unico colpevole di questa grottesca vicenda: le calzature non fanno parte della divisa e appartengono agli utensili di lavoro strettamente personali. Ogni piede ha caratteristiche diverse e non a caso ci sono migliaia di modelli in vendita per tutti i gusti. Nelle altre discipline sportive, in nazionale non viene imposto ai giocatori di indossare le stesse scarpe: è un ragionamento sensato, considerato che i piedi sono l’unica componente corporea in contatto stabile con il terreno, dovendo sopportare continue sollecitazioni nei diversi spostamenti e variazioni di ritmo. C’è una bella differenza tra un’esclusione per motivi disciplinari - tra l'altro già applicata in passato giustamente nella pallavolo - ed un'altra per ragioni legate alle scarpe: il buon senso avrebbe suggerito di trovare una soluzione prima che il bubbone potesse scoppiare. Che gli altri giocatori non facciano storie non è un valido motivo per sostenere la giustezza delle proprie tesi: non è un bene per lo sport e per la pallavolo in particolare privarsi del miglior giocatore italiano in una competizione internazionale. Se il regolamento statutario prevede che gli atleti indossino le stesse scarpe, va cambiato in fretta: non è dai piedi che si riconosce l’attaccamento ai colori azzurri. Con buona pace dei giapponesi, che dovranno farsene una ragione.

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