Francamente, per quanto mi sforzi, non riesco a trovare in Donnarumma alcuna colpa, se non quella di essersi affidato a gente senza scrupoli e con il profitto come unica ragione di vita. A 18 anni appena compiuti, con un campionato europeo in corso e una maturità da fare, ha staccato di gran lunga i coetanei - posso dirlo con certezza per esperienza diretta - per abnegazione, impegno, determinazione. I naviganti virtuali lo accusano di alto tradimento, noncuranti dei precedenti famosi che pullulano la storia non solo calcistica ( Meneghin da Varese a Milano ad es. ) : qualcuno pretende che un ragazzo appena maggiorenne diventi una bandiera quando, in realtà, deve ancora diventare uomo. Se per i procuratori conta esclusivamente riempire il forziere, per i giocatori contano celebrità e vittorie: da quando è stato inventato lo sport professionistico, il sogno di tutti è sempre stato quello di giocare nei club più titolati e vincenti. Se Gigio fosse arrivato ai tempi del grande Milan, forse non si sarebbe nemmeno posto il problema. Tutti volevano giocare nel Milan degli invincibili: oggi non è così, giocarci è una scommessa che non tutti sono disposti a rischiare. Del Piero, Totti, Maldini? Ognuno fa le proprie scelte e ne paga le conseguenze: se Maldini giocasse oggi, forse si guarderebbe intorno. È risaputo, non si può vincere da soli: in questo la storia di Totti, un fenomeno, è paradigmatica. Cristiano Ronaldo, il più forte di tutti, per vincere ha dovuto accasarsi a Madrid: se fosse rimasto in Portogallo, non sarebbe successo. E così vale per Messi e gli altri campioni. I giocatori non inseguono i soldi, bensì la gloria. Fin dalle olimpiadi dell'antichità, gli atleti venivano considerati alla stregua degli dei e incoronati con l'alloro, simbolo consacrato ad Apollo. Le chiacchiere da bar e le esternazioni intestinali da tribuna nord devono lasciare il posto a riflessioni più ponderate: esiste un diritto alla vittoria? E poi finiamola una buona volta con questi discorsi patetici sulla riconoscenza: se non ci fosse stata ‘ingratitudine’ da parte di Van Basten verso l’Aiax, il Milan non avrebbe vinto tutti quei trofei. Perciò, o si è tutti, o nessuno è in obbligo.
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