Ultimo giorno di scuola. Per me il trentesimo da insegnante. I ragazzi non invecchiano, io si. La distanza è incolmabile, ogni anno di più. Rifletto sulla frase di Aristotele, stampata beffardamente e perentoriamente sulle pareti della palestra, per molto tempo luogo di culto e di lavoro: 'dove si incrociano le tue capacità e le necessità del mondo risiede la tua chiamata'. Non sono più sicuro di essere così capace; ancor meno che la mia presenza sia così necessaria. Mi reputo severo e rigoroso mentre il mondo si muove in tutt'altra direzione; amante del controllo, vedo schegge impazzire ovunque. Sono un combattente, ma l'arma bianca non può nulla contro l'artiglieria pesante. Due ore alla settimana non possono cambiare le persone: possono, tutt'al più, trascorrere con il minimo danno. Eppure, arrivano messaggi chiari: la scuola dovrebbe farsi carico anche del periodo estivo. Lo vogliono le famiglie, lo vuole il ministero. Nessuno si premura di ascoltare i diretti interessati: alunni e insegnanti. Mi chiedo cosa possa fare la scuola di più e di meglio di quanto stia già facendo: occuparsi per nove mesi dei figli degli altri mentre coloro che dovrebbero occuparsene sono troppo occupati è già un bel daffare. La scuola non è e non deve diventare l'esclusiva maestra di vita dei ragazzi: ci sono migliaia di altri interessi che possono e devono essere soddisfatti al di fuori delle aule e dei laboratori. Se i ragazzi oggi si annoiano e non sanno utilizzare il tempo in modo prolifico, prima di trovare soluzioni preconfezionate, occorre porsi qualche interrogativo: perché sono continuamente distratti? Perché hanno istinti distruttivi? ( purtroppo in alcuni casi auto ) Perché sono pigri? Perché non sono curiosi? Potrei continuare a lungo, chi sta con i ragazzi percepisce il disagio ma vive con frustrazione l'impotenza di farvi fronte. In verità, la gran parte ( non tutte per fortuna ) delle famiglie hanno abdicato al dovere - e piacere - della patria potestà: educare i figli è il mestiere più difficile, soprattutto quando è necessario bilanciare affetto e rigore. È faticoso dire di no, correggere, andare in frontale: è però inevitabile se non si vogliono creare "mostri" sociali ( mi sia permessa la licenza ), individui troppo pieni o vuoti di sè, capaci di gestì incontrollabili o irrispettosi alla faccia delle conseguenze. Gli insegnanti sono dei nemici quando mettono voti negativi e bocciano, ma possono diventare preziosi alleati durante le giornate afose e lunghe d'estate ( 'il pomeriggio è troppo azzurro e lungo' Celentano docet ). In soldoni, i ruoli si sono invertiti: quello che si dovrebbe fare a casa si fa a scuola e viceversa. Per la mia età è una rivoluzione troppo costosa: se a qualcuno piace, si faccia avanti. D'estate avrei voglia di vedere di tutto, fuorché i miei alunni - con rispetto parlando -. E credo che loro siano pienamente d'accordo.
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