Da osservatore esterno: l'Olimpia Milano è una somma di giocatori - a dirla tutta nemmeno così forti - tutt'altro che una squadra. In una squadra tutti ci si sacrifica uno per l'altro; si è disposti a rinunciare ad un piccolo tornaconto personale pur di guadagnare un premio collettivo più grande. Di che sacrifici e rinunce parliamo? Di qualche minuto in meno in campo, di una difesa più forte, di un tuffo, di un rimbalzo, di un tiro in meno preso e di un passaggio in più. Tutto questo Milano oggi non vuole fare e se non cambia in fretta lascerà il trono a qualcun altro e, perché no, alla bella favola Trento che sul piano della lotta e della fame non ha da imparare da nessuno. Giocatori di indubbio valore che scendono in campo con l'ardore e l'umiltà da serie minori: come se questa oramai bella realtà della pallacanestro italiana non avesse mai smesso, fin dalla sua ascesa, di rimanere incollata coi piedi per terra senza rinunciare alla sana ambizione di guardare sempre avanti. Da tifoso: sono incavolato, come tutto il popolo del forum. Perché questa tiritera, questa mancanza di continuità, va avanti da tutto l'anno e non si è mai riusciti a farvi fronte. La gente non capisce come mai giocatori che hanno fatto tanto male agli azzurri indossando le maglie delle rispettive nazionali siano improvvisamente diventati dei brocchi. Si parla da tanto tempo di nervosismo e di forti pressioni: mi piacerebbe sapere da Gherardini come le hanno gestite al Fenerbahce, oppure a Mosca o a Madrid. Quando giochi in un club come Milano devi sapere già in partenza che l'obiettivo è vincere: vuoi una vita più tranquilla? Scegli una squadra minore, avrai un contratto più magro con meno occhi e fiato addosso. Ho come l'impressione che molti dei giocatori approdati alla corte di Repesa siano ormai bolliti, nel senso che la fiamma che dovrebbe alimentare le motivazioni si è spenta da tempo. In due parole, belli ( forse una volta ) senz'anima. Altri, probabilmente, stanno già pensando ad andarsene prima possibile. Gli ultimi arrivati, giovani ed italiani, non sono ancora in grado di risolvere i problemi da soli. Il pubblico fischia, io spengo la TV. Se poi riaccendendo vedrò la serie sul 2-2, ci ripenserò. Al momento, preferisco godermi le lunghe serate quasi estive tra una passeggiata e un cono in mano.
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