Prima ancora che atleta, un giocatore deve essere artista. C'è una bella differenza tra una poesia recitata a memoria da un dilettante - come potrei essere io - o interpretata magistralmente da un attore provetto. La stessa differenza tra chi in campo esegue e chi invece crea. La pallacanestro, come tutti gli sport di squadra, ha bisogno di fantasia. In particolare, a livello giovanile: strozzare l'inventiva attraverso l'ingabbiamento sistematico significa produrre giocatori seriali, prevedibili e non pensanti. Allenare la creatività comporta indubbi svantaggi: perdita del controllo sul gruppo, irrefrenabilità dei singoli giocatori, alto tasso di sconfitta. Cerchiamo di capirci: fantasia non significa anarchia o movimento caotico; significa ottenere l'obiettivo - ossia fare canestro - non attraverso artifici meccanici o con l'ausilio di copioni rigidi, ma con la bravura e l'arsenale tecnico a disposizione dei giocatori. Spesso lo schematismo viene utilizzato come copertura dei difetti: invece di lavorare sul miglioramento dei singoli - un percorso certamente più lungo e faticoso -, si preferisce occultare la debolezza per inseguire risultati immediati, anche se irrimediabilmente effimeri. I giocatori vanno corretti, ma non soffocati; sgridati se serve, ma non sedati. Se le partite a livello giovanile finiscono 40-39 qualche domanda ce la dobbiamo porre, soprattutto questa: siamo disposti a tutto pur di vincere? Ci lamentiamo che manca talento, ma non facciamo nulla per rimediare; dimenticando troppo in fretta che non è un dono divino, ma un attitudine che va sviluppata quotidianamente. Pensiamo che Teodosic, ad esempio, sia un genio e che ne nasca uno ogni milione, ma non ci domandiamo quale scuola tecnica abbia permesso - o meglio, non abbia impedito - a questo fenomeno di diventare quello che tutti ammiriamo. Se un giocatore che inventa - attenzione!, con intuizione corretta - ma sbaglia e viene richiamato in panchina, stiamo certi che la volta successiva non avrà più l'ardore di ripetersi. Non è che forse siamo noi, inconsapevolmente o meno, a non volere giocatori di talento?
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