Rubando questa splendida immagine - lo ammetto non sono del tutto imparziale - non posso fare a meno di pensare al potere degli occhi. In una recente intervista, dopo il ritiro dalle scene pubbliche ( ahimè ), Ivano Fossati ha confessato che le canzoni, prima che con le parole e la musica, si scrivono con gli occhi. Bene, anch'io sono convinto che la pallacanestro, prima di tutto, si giochi con gli occhi. Non è solo un esercizio di osservazione, è qualcosa di più profondo: è intuito, lettura delle emozioni, cattura delle intenzioni altrui. Guardare in faccia l'avversario per dare e ricevere informazioni che nessun video o scout possono fornire: non ci sono emozioni nello sport che gli occhi possano nascondere, così come captare lo stato d'animo degli avversari può essere un'arma legale per guadagnare un vantaggio incolmabile. Quante volte ci è capitato di vedere sguardi proiettati a terra come segnale inequivocabile di resa: possiamo continuare a disegnare i nostri schemi sulla lavagna, ma se i giocatori guardano in basso è tutto tempo e pennarello sprecato. Gli occhi sono la porta del cuore: un giocatore non può trattenere il fuoco che ha dentro e non servono parole migliori per comunicare agli altri la fedeltà alla bandiera. Quando l'allenatore parla in spogliatoio, i giocatori sono di fronte e gli sguardi si incrociano: non c'è solo ascolto, c'è interpretazione dei sentimenti, condivisione di emozioni, sostegno reciproco. Nella pallacanestro, gli occhi oltre a vedere, parlano, ascoltano, sorridono: in pratica, come ho già detto, hanno tutto quello che serve per vincere. In questa foto ci vedo fierezza, consapevolezza, orgoglio, sfida. Ma anche rispetto, controllo, ponderatezza, calcolo. Milioni di stati d'animo in un millesimo di secondo. Voi cosa vedete che io non vedo?
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