Pezo el tacon del buso. Così dicevano le nonne venete. Così viene da dire dopo la decisione del CIO sugli atleti di casa Russia. In buona sostanza, una 'pilatata', un bel lavaggio di coscienza con tanto di trasmissione della patata bollente alle rispettive federazioni. Così, molti puliti restano fuori, molti sporchi stanno dentro. Perfino Yulia Stepanova, la spia pentita ed esiliata che ha rivelato il grande malaffare tra politica e sport del suo Paese, dovrà restare ai box in quanto atleta che ha scontato una squalifica per doping ( così impara a parlare e dire la verità, un bel regalo a Putin ). Tutti i riabilitati saranno puniti in nome del passato, il presente non conta nulla. L'atletica russa paga per intero le colpe di alcuni: Isinbayeva, ad esempio, non potrà difendere le due medaglie d'oro conquistate in due edizioni olimpiche. Un bel pasticcio insomma, che penalizza certamente anche Alex Schwazer, in attesa di conoscere il proprio destino ( se il criterio é escludere gli atleti già squalificati, le speranze sono ridotte al minimo ). Il presidente russo, malgrado faccia l'offeso - non parteciperà alla cerimonia di apertura - non può che essere soddisfatto della decisione presa: dal rischio di non avere alcun partecipante, alla possibilità di schierare una compagine, seppur dimezzata, comunque competitiva. Ancor più importante, riesce a contenere i danni d'immagine dopo un rapporto davvero impietoso ed inquietante sulle commistioni tra servizi segreti e atleti russi: un vero doping di stato che non ha nulla da invidiare al progenitore sovietico di vecchia data ( chi non ricorda le nuotatrici della Germania dell'est, mancavano solo i baffi ). A questa vicenda penosa, che mina alle radici il senso stesso di sport e che mette a dura prova chiunque lavori in questo settore, aggiungo solo due considerazioni: il sistema antidoping, così come é fatto ora, non funziona. Ci vuole un organismo indipendente con pieni poteri e che possa agire e decidere prescindendo dai governi statali e sportivi ( al momento attuale, totale utopia ). Secondo, ci vuole uno scatto di coscienza da parte degli stessi atleti: in fondo, nessuno può essere obbligato a fare ciò che non dovrebbe fare ( utopia anche questa? ). Una sconfitta pulita vale più di una vittoria sporca: che bella frase deamicisiana, purtroppo dobbiamo andare in guerra con bastoni e rastrelli.
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