A prescindere, sono giornate storiche per la pallacanestro femminile italiana. Ci riempiamo spesso la testa di pensieri negativi e la bocca di frasi scorate ed ecco qui che le ragazze ci smentiscono, ci ricordano che esistono e che hanno cuore ed orgoglio smisurati. Questo eccezionale risultato - perché non è normale, per qualsiasi disciplina a qualunque età, stare in cima al mondo - non cancella le problematiche esistenti, ma regala alcune risposte. Nulla capita a caso: non é sufficiente sbrigare la pratica adducendo ad un'annata speciale ed irripetibile. Siamo di fronte ad un programmazione lungimirante condotta mirabilmente da staff tecnici, sia dei club che della nazionale, infaticabili e preparati. Ancora una volta lo sport al femminile regala soddisfazioni impensabili: facciamo un attimo due conti e ci accorgiamo che parlare di potenza rosa non é un modo gentile di dire ma una sacrosanta verità. Sarebbe interessante studiare e capire che cos'hanno di speciale le ragazze e donne italiane quando scendono in competizione e, soprattutto, quando indossano la maglia azzurra: forse la capacità di soffrire? É solo un'ipotesi, ma in genere chi soffre resiste, chi resiste vince. Le diciassettenni che in questi giorni abbiamo ammirato e tifato - insieme a molte altre - sono il futuro della pallacanestro italiana: questo capitale umano non va disperso e sprecato, semmai investito con scelte oculate che permettano di proseguire e ampliare la formazione tecnica-tattica. Sarebbe imperdonabile scambiare questo grande risultato per un traguardo: queste atlete hanno bisogno continuo di migliorare attraverso situazioni tecniche e agonistiche adatte al loro percorso di crescita. Giocare in A1, ad esempio, per molte di loro vorrebbe dire fare panchina e non apprendere; allo stesso tempo, fare esclusivamente campionati giovanili manterrebbe inalterato il potenziale. Occorre trovare una soluzione a metà, dove poter giocare da protagoniste in campionati, anche senior, performanti. In questo senso, il campionato di A2 può essere un buon trampolino di lancio: in sostanza, nessuno strappo nei tempi, ma nemmeno trascuratezza o abbandono. Una menzione speciale va spesa per Giovanni Lucchesi: da ottimo condottiero e motivatore, ha portato questo gruppo dove nessuno avrebbe pensato. Conoscendolo, cercherà di mantenere come sempre aplomb e profilo basso, ma tutti sappiamo che questa é un'impresa bella e buona e che non è una cosa normale giocarsi un titolo mondiale. Che sia primo o secondo posto. A prescindere.
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