Sono debitore con i Papu perché, oltre a raccontare magistralmente e puntualmente la 'nostra' storia, stavolta si sono superati raccontando anche la 'mia'. Non sarei qui e ciò che sono se circa sessant'anni fa un milanese di belle speranze non avesse preso la sua valigia, l'ambizione e ciò che restava della sua famiglia e le avesse portate in un paese sconosciuto e prossimo ai confini orientali. Erano gli anni del boom economico, anche del baby boom, e la Zanussi faceva gola a tutti: non solo a chi era in cerca di un lavoro qualunque, ma anche a quelli che erano impazienti di dare sfogo alle proprie qualitá tecniche e applicative. Mio padre faceva parte di questa schiera, aveva fatto studi professionali e possedeva un certo talento per il disegno e la matematica: ricordo ancora le ripetizioni su limiti e derivate, tempo sprecato per un alunno che era sprovvisto sia di materia prima che di motivazioni. Posso tranquillamente affermare - senza motivo di imbarazzo - di essere un vero figlio della Zanussi: stabilità lavorativa e, di conseguenza, economica, hanno se non altro seminato qualche dubbio in una coppia che sembrava accontentarsi del figlio unico. Ecco il motivo per cui nacqui da genitori, per quei tempi, abbastanza anziani: nessuno però avrebbe potuto avvisarli in anticipo che avrei vestito i panni del ribelle e che, soprattutto, mi sarei orientato verso scelte in direzione ostinata e contraria. Furono due gli shock terribili che misero a dura prova sia l'equilibrio che il cuore della patria potestà: il primo, la pratica religiosa. Figlio di operai, mangiapreti fino al midollo, non poté sopportare la mia frequentazione parrocchiale e nelle associazioni. Il secondo, ancora più agghiacciante: quando gli dissi che avrei voluto fare l'Isef e il professore di ginnastica. Come? Hai fatto studi alti per non prenderti nemmeno una laurea? ( a quel tempo l'Isef era un corso post diploma triennale ). Aveva già perso un figlio nel ramo medico, gli sarebbe piaciuto averne almeno uno che seguisse le sue orme. Fu l'ultimo proiettile a cadere in terra, si rese conto, già pensionato, che la storia con la Zanussi sarebbe terminata quel giorno. Ma il destino, beffardo come sempre, ci ha fatto di nuovo incontrare. Chissà come mai mi trovo una cattedra in un istituto professionale e, guarda a caso, che porta il nome dell'artefice dell'esplosione non solo economica di questa città. C'è la sua scultura all'ingresso nel ricordare che solo attraverso la formazione ci può essere successo. Vedi, papà, alla fine tutto torna. Tu lavoravi 'alla' Zanussi, io 'allo' Zanussi. É solo questione di preposizioni.
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