Giusto nove anni fa ci fu la prima finale nazionale a Pordenone: under 19 per la precisione e il Sistema Basket, annate 88-89, non ci arrivò per un soffio. Sbatté in ultimo contro Monza allenata da quel Vertemati che proprio l'anno successivo prenderà il posto di Corbani alla guida della Benetton Treviso, vera dominatrice a livello giovanile in quel periodo in coabitazione con Montepaschi Siena. Si dovrà aspettare il 2010 per vedere una formazione pordenonese approdare alle agognate finals con il gruppo 91-92 a Bologna, che oltre ad essere la dotta, é anche la capitale del basket. Non sono proprio così distanti, a quanto pare, i tempi in cui le squadre locali si facevano rispettare e stimare in tutta Italia. Oggi impossibile, ma domani chissà: i libri di storia insegnano che per raggiungere livelli di eccellenza c'è bisogno di unire le forze, la dispersione conduce a soddisfazioni limitate nel tempo e nello spazio. Eppure, non solo a mio modesto parere, non esistendo più poteri forti e grandi investimenti come in passato nel giovanile, questo sarebbe il momento favorevole per provare a riempire gli spazi vuoti. Mai come oggi sono saltati i parametri, all'orizzonte non si vedono club e squadre schiacciasassi: sarebbe sufficiente una buona programmazione, dirigenti di senno, allenatori preparati ma soprattutto appassionati ed un'identità forte, il cosiddetto e tanto vituperato - chissà perché - senso di appartenenza. Guardando dal finestrino - con tutte le comodità annesse - scorgo una lodevole lotta per la sopravvivenza da parte delle società ma mi sfugge la volontà di perseguire obiettivi comuni affinché la città e il suo territorio possano tornare a frequentare i quartieri alti della pallacanestro giovanile. Vincere il campionato provinciale facendolo passare per impresa storica non rende giustizia alla grande tradizione che ci rappresenta: società gloriose e giocatori/trici epici/che sono proprio lì ad indicarci la strada e a dirci che i grandi obiettivi sono possibili. Trovare rifugio nel proprio nido non ci permette di prendere il volo: occorre coraggio e intraprendenza, rifuggendo da alibi preconfezionati come quello dei soldi che non ci sono o dei ragazzi che non hanno più voglia di fare fatica. Se sono emerse le sinergie per organizzare questa bellissima kermesse, forse la più attraente tra tutte, non vedo perché non si possano utilizzare queste risorse umane e materiali per rilanciare un grande progetto per i giovani. Vorrei tranquillizzare i colleghi: non sono in cerca di occupazione. Come si dice in questi casi, ho già dato. Avanti un altro, senza paura. Critiche e sospetti da mettere in conto. Perché siamo una terra adatta per la semina, ma anche per la zizzania.
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