Andiamo bene. Stavolta a salire in cattedra sono gli studenti e a tener banco sono le pagelle degli insegnanti. Per chissà quale copernicana invenzione, é stato invertito l'ordine dei fattori con risultati catastrofici. Finalmente chi ha vissuto di stenti, ingiustizie e persecuzioni può prendersi la rivincita. É la prima crepa sul sistema voluto dalla tanto decantata buona scuola: guerra ad oltranza, tutti contro tutti, con ingenti dosi di veleno iniettate intenzionalmente in un clima già sufficientemente inquinato. Chi avrà ricevuto buoni voti potrà godersi il meritato premio - in pratica un bonus in denaro al momento non quantificabile - che certo non avrà lo scopo di elevare il tenore di vita della categoria, che aspetta da anni il rinnovo del contratto di lavoro (altro che bonus!). Il problema, a dirla tutta, non é la valutazione da parte dei ragazzi: ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, l'insegnante viene quotato tra domande, richieste, risposte non sempre educate, reazioni scomposte e quant'altro. Il fatto grave é che si usino gli allievi per esercitare un compito che dovrebbe essere affidato a personale competente e, soprattutto, esterno alla scuola e, di conseguenza, in grado di dare un giudizio il più obiettivo possibile. Non è difficile direzionare il giudizio degli alunni: basta cavalcare ignobilmente l'insofferenza e il cattivo gradimento, soprattutto nei confronti di chi utilizza una didattica esigente e poco incline all'assolvimento. In forma pilatesca, i colleghi preposti e i dirigenti dello stesso istituto si lavano le mani affidando irresponsabilmente agli studenti il giudizio di condanna o liberazione per ciascun insegnante. Si parla a lettere cubitali di comunità educante, di luogo privilegiato di relazioni significative e poi cosa si fa? Ci si azzuffa uno con l'altro rendendo irrespirabile l'ambiente e per un tozzo di pane: questo non é merito, signori, questo é il lancio delle monetine da parte del sovrano prodigo in occasione della nascita del primogenito. È questa la scuola che vogliamo? Tutti buoni e tutti promossi, così saremo più ricchi e con meno avvocati nei paraggi? Tutti indaffarati ad inventarci progetti - per lo più inutili - per accaparrarci consensi? Sapete che vi dico? Non me ne frega niente del bonus. E del giudizio degli alunni. Ho da rispondere solo alla mia coscienza, che mi indirizza verso una scuola che non deve abbandonare il suo compito principale, che è quello educativo. Sinceramente mi interessa poco se uno studente non impara, mi interessa che domani possa essere una bella persona. E se rispondendo alla mia coscienza avrò tutti voti negativi, pazienza: avrò le tasche più vuote, ma procederò a testa alta.
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