Porgi l'altra guancia. Assurdo. Impossibile. Posso concepire l'amore per il prossimo, la solidarietà verso chi soffre. Qui mi viene chiesto di rimanere impassibile, di non reagire alle offese. Chi é quella donna o quell'uomo che riesce a praticare la nonviolenza non solo come metodo, ma come atteggiamento dell'anima. Forse Madre Teresa, Gandhi, Martin Luther King. Io non ci riesco. Non ce la faccio a perdonare il male. La cattiveria che ci arriva addosso invece di depositarsi si infrange e rimbalza fuori: forse questa é una spiegazione - non certo l'unica - dell'infelicità umana. Chi ha pronunciato queste parole era pazzo? Ci ha sopravvalutati? O forse era solo un bravo oratore a caccia di facili consensi? Eppure le donne e gli uomini che hanno lasciato un'impronta indelebile - non lo dico io ma la storia - sono quelli che hanno scelto di vivere in pace con gli altri ma, soprattutto, con se stessi. Quando c'è un cuore sano e pulito non c'è spazio per il rancore: se c'è amore per se stessi, non c'è odio per gli altri. Tutti noi conosciamo queste verità in superficie, ma in profondità siamo vulnerabili e preferiamo obbedire agli istinti primordiali. Purtroppo, per natura siamo più orientati ad ottenere la ragione piuttosto che a vivere bene. Porgi l'altra guancia, cioè fai in modo che il male che ti è stato fatto non si trasferisca altrove, ma si perda nei rivoli nascosti e inutili dell'anima. É un'impresa titanica, ma é anche l'augurio che mi faccio. Ed è anche l'augurio che vi faccio.

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