Rimango sinceramente esterrefatto. Leggo su piazza virtuale - anche locale - resoconti di presunte e mirabolanti prodezze da parte di bambini ( o giù di lì ) già campioncini in erba e capaci di eroiche gesta sportive tra coetanei. É l'ultimo ritrovato di violenza - mascherata da adulazione - perpetuata dal mondo degli adulti nei confronti dei minori. I genitori proprio non ce la fanno a stare dietro la linea gialla: in tribuna urlano, a casa parlano ( spesso sparlano ), ora addirittura scrivono. C'è da preoccuparsi, e non poco: crescendo con una percezione deformata della realtà - perché, parliamoci chiaro, a quell'età nemmeno Gallinari era un fenomeno - l'effetto che si ottiene è inevitabilmente catastrofico. Quando si accorgeranno di essere stati ingannati, quei bambini, ormai adolescenti, ci metteranno poco a rinnegare tutto quanto e cercare altrove soddisfazioni veritiere. Le parole, dovremmo saperlo, sono più potenti di qualunque spada: possono accarezzare, incontrare ed alleviare, ma anche illudere, fuorviare e generare malintesi. Dire ad un bambino che ha compiuto una vera impresa nell'aver vinto contro i simili del paese accanto - che, magari, hanno cominciato proprio ieri a fare sport - , significa non aver compreso quale sia il messaggio autenticamente formativo da usare in questi casi. Chiediamoci seriamente se la penuria di giocatori di alto livello - intendendo atleti al termine del percorso giovanile - sia dovuta anche - certamente non solo - ad un'esaltazione sconsiderata delle capacità tecniche che conduce come esito ad un abbassamento delle motivazioni a migliorare. Poi, non ultimo, c'è il rispetto per i perdenti, elemento per nulla secondario. Chi ha subito una sconfitta, in particolare se giovane d' età, non sente necessità di ulteriori commenti. Una sconfitta, come una vittoria, parlano da sé, non hanno bisogno di aggiungere parole. Fosse per me, vieterei non solo gli articoli, ma anche i tabellini e le menzioni individuali: i risultati delle squadre sono visibili sui siti ufficiali delle singole federazioni. Sono consapevole, non è un discorso particolarmente natalizio, ma quando ci vuole ci vuole.
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