"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

giovedì 5 febbraio 2015

mai vinti

Nel vocabolario degli adolescenti é sparito improvvisamente il termine recupero, sinonimo di rimonta. É un brutto segnale, indice di rassegnazione e di scarsa fiducia nel mutamento delle cose. Soprattutto di bassa autostima, come se non si desse sufficiente credito alle proprie capacità di ribaltare le situazioni critiche. Capita a tutti, prima o poi, anche ai fortunati, di trovarsi con le spalle al muro: o ti lasci andare e le prendi di santa ragione, oppure reagisci e cerchi di venirne fuori trovando risorse aggiuntive e inaspettate. Vorrei sbagliarmi, ma al di là della corteccia esterna fatta spesso di facce spigolose e reazioni marcate con parole irripetibili si nascondono anime fragili che si lasciano trasportare dal flusso della corrente senza opporre resistenza. É un atteggiamento dalle conseguenze prevedibili: da chi si toglie la vita, perché incapace di vedere futuro, a chi rinuncia a lottare per conquistare il premio finale, piccolo o grande che sia. Ripercussioni ovunque: a scuola, dove di fronte ad un primo quadrimestre disastroso con un tabellone colabrodo si assiste a reazioni di fatalistica passività, del tipo che senso ha farsi il mazzo tanto non ce la farò mai. Gente che vegeta in attesa dello scontato verdetto senza provare a cambiare il corso del destino. Nello sport, gli effetti di questa aria rinunciataria sono devastanti: si pensi solamente a quante rimonte storiche sono state possibili solo perché nella testa frullavano pensieri positivi. La speranza non è solo un'ideale etico o religioso, la si vive quotidianamente cercando di realizzare i propri sogni in ogni campo dell'esistenza. Una squadra che risale nel punteggio é una squadra che dimostra speranza: ciascun giocatore crede negli altri e ci si aiuta nelle difficoltà ad emergere dal fondale. Se anche un solo membro del gruppo dovesse auto escludersi dal patto di fiducia reciproco, la rimonta non sarebbe possibile. Davvero credo che l'attività sportiva sia rimasta una delle ultime risorse per educare la gioventù a non mollare, a credere sempre nel successo, a non darsi mai per vinti, a sconfiggere la rassegnazione. Pietro Mennea, ancora oggi, é l'emblema del recupero: usciva sempre ultimo dalla curva, ma nel rettilineo li passava uno alla volta. La corsa come metafora: un normolineo che per vincere poteva contare solo sull'allenamento, la forza di volontà e l'ottimismo. Nulla é impossibile, nulla é deciso e stabilito, ma bisogna volerlo, con tutte le forze, fisiche e soprattutto mentali.

Nessun commento:

Posta un commento