"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

mercoledì 18 febbraio 2015

il nuovo mondo - 3


Strade e pioggia ghiacciate. Per fortuna che siamo al sud. Scuole chiuse per maltempo: giriamo in incognito, non vorremmo rientrare tra le cause di un fenomeno avverso così insolito in Georgia. Il pensiero va alle spiagge e al sole della Florida, che abbiamo dolorosamente e precipitosamente abbandonati: passare in poche ore dai bermuda alla sciarpa comporta una certa dose di frustrazione e faticoso adattamento. Il mio compagno di stanza preferisce il freddo: non c'è da stupirsi, le sue origini sono canadesi e i zero gradi di Atlanta gli fanno il solletico. " Voglio vedere oggi se avete a cuore questa squadra ": così é iniziato l'allenamento pomeridiano, con il coach in mezzo al campo, la squadra stretta in cerchio, gli occhi catturati e le mosche che non volano. L'aria è pesante e la tensione si taglia a fette: del resto, dopo due sconfitte fotocopia in volata, non c'è molto da stare allegri. È in pericolo la qualificazione alla fase successiva: occorre vincere due su quattro, qui la matematica conta, non ci sono poesie da recitare. I maschi sparring partner si sbattono per difendere con le mani addosso spingendo a rimbalzo, le ragazze devono stare al gioco altrimenti le gradinate del palazzetto - decisamente pendenti e alte -  attendono inesorabili. Centocinquanta minuti di intensità fisica e mentale: non ci sono pause, non ci sono scuse, non ci sono facce, non ci sono risposte. Solo intervalli di tiro libero, tra i colpevoli dell'ultima sconfitta a Miami. Domani un brutto cliente, Notre Dame, una delle favorite per il titolo: un'impresa impossibile, se non altro l'occasione giusta per dare segnali di vita. Lo staff di Georgia Tech é super gentile e disponibile: chissà se, dopo l'ennesima sconfitta, manterrà lo stesso aplomb o se ci inviterà ad anticipare il rientro in patria, non dopo averci offerto, of course, il volo di ritorno.

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