I burocrati hanno colpito ancora. Pensavo ingenuamente ad un pesce d'aprile, invece si é dimostrata assurda verità. Nella complessa ed insaziabile mania di protagonismo, hanno inventato una nuova arma letale: il certificato penale. In soldoni, chiunque ha a che fare con minori, in ambito sportivo, deve avere la fedina pulita e deve soprattutto dimostrarlo. Invenzione geniale. Naturalmente, in allegato, marche da bollo salate. Faccio alcune considerazioni a caldo: chi è stato pulito fino adesso sarà per sempre pulito? E chi si è sporcato, sta girando minacciosamente per le società sportive di tutta la penisola? Che mi risulti, esistono casi isolati e identificabili: dobbiamo per forza mettere in subbuglio decine di migliaia di associazioni sportive? Ciò che muove la legislazione in Italia é da sempre il principio di presunzione: presumo che tu possa essere un evasore, un ladro, un bugiardo, un pedofilo. Mai che si possa pensare all'opera benemerita di tanti sodalizi che in mezzo a migliaia di ostacoli costituiscono una goccia preziosa e insostituibile nel mare, spesso ambiguo, delle proposte formative per bambini e ragazzi. Anche questa sembra una bella operazione per raccattare denaro facile: é necessario muovere tutti gli operatori educativi in Italia quando sono riconoscibili quei pochi - per fortuna - che hanno commesso abusi nei confronti di minori? É altamente offensivo e indegno che una persona per bene debba dimostrare la propria estraneità a fatti ignobili. Il mondo dello sport, già pesantemente minacciato, rischia di trovarsi un'altra tegola sulla testa: invece di aiutare e semplificare le procedure, si perpetua in atteggiamenti vessatori e penalizzanti. Del resto, in Italia, lo sport é da sempre considerato, malgrado le parole di circostanza, la ruota di scorta del processo formativo. Non ci siamo ancora sbarazzati del tutto delle scorie intellettualistiche di crociana memoria che vogliono l'attenzione per il corpo una pericolosa tendenza da fermare. Mi dispiace, signori dello sport, qua non si tratta solamente di deroghe o di interpretazioni: qua si tratta di principi che devono essere difesi. Non mi metterò a 53 anni dopo 35 di onorata e, a volte, un po' meno, carriera, a difendere la mia innocenza. Di errori ne ho commessi molti, come molti dei miei colleghi, ma ciò non ci rende colpevoli. Molti di noi hanno speso una vita tra i minori: non chiediamo molto, forse un po' di rispetto. Riconoscenza é troppo.
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