" Due mesi di ritardo non sono una tragedia ed é una situazione generalizzata anche nel calcio ". Parole pronunciate dal Presidente Federale Petrucci in margine alla situazione di Montegranaro, insolvente verso giocatori e tecnici. Se le avessi dette io o qualsiasi altro servo della gleba, sarebbero scivolate via senza lasciare traccia. Dette però dal massimo esponente politico della pallacanestro italiana, hanno un effetto dirompente e, francamente, discutibile. É come se Napolitano dicesse agli operai che non percepiscono lo stipendio: suvvia, signori, non è la fine del mondo aspettare qualche mese, gli italiani hanno sempre mille risorse! Trovo inopportuno giustificare un atto illecito da parte dei vertici istituzionali, soprattutto far sembrare normale una situazione che non ha nulla di tutto ciò. Che sia generalizzata a tutti i livelli, é purtroppo cosa conosciuta a tutti: non c'è da stare allegri, lo sport sta lentamente morendo. Più precisamente, lo sport professionistico: troppi costi, troppe incombenze, troppi rischi. Chiunque oggi investe nello sport di alto livello é in sostanza un benefattore: resistono ancora le società di base dilettantistiche, che si reggono sul rassicurante equilibrio entrate uscite, dove per entrate si intendono le quote degli associati e per uscite i rimborsi degli operatori. Non é un mistero che oggi sia più conveniente e sicuro lavorare nelle piccole società: gestione oculata, pochi soldi ma puntuali. Quando il signor Armani, encomiabile nella persistenza, troverà altri motivi ed interessi per investire - investire? - anche Milano tornerà nell'ombra, come é già successo per molti altri. C' é del vero nel considerare ricco di privilegi chi vive di pallacanestro: non è da tutti, me compreso, campare di ciò che piace. Spesso però ci si dimentica dell'altra faccia della medaglia: per giocar a certi livelli ci si deve allenare duramente e chi regge il timone é sottoposto a pressioni non indifferenti. I professionisti sono lavoratori a tutti gli effetti: non si capisce perché in questo caso aspettare sia lecito, mentre in altri viene considerato reato. La congiuntura economica ha seminato morte, sport compreso. Tutti si rendono conto delle difficoltà in cui ci si trova ad operare. Ma mai e poi mai ci si dovrebbe rassegnare al corso degli eventi, né tantomeno giustificare le società che non agiscono correttamente. Se non si è in grado di assolvere agli impegni presi, meglio chiudere. Non esiste peggior reato di una promessa non mantenuta. Come dice giustamente Recalcati, non è solo e tanto questione di denaro. C'è chi ne ha già guadagnato abbastanza. É questione di dignità. Non c'è nulla di più umiliante che vedere la propria dedizione non riconosciuta.
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