Nessun stupore. Nessuna novità. Bocciato l'emendamento sull'insegnamento dell'attività motoria nella scuola elementare (primaria). Non c'è copertura finanziaria. Non ci sono trecento milioni. Siamo ormai avvezzi alle sconfitte su questo terreno: la dimensione formativa, in Italia, occupa l'ultimo posto. Se poi parliamo di formazione corporea, Dio ci salvi! Nella graduatoria degli oggetti in dotazione, il computer viaggia stabile nei piani alti; segue, a debita distanza, il vocabolario. Fanalino di coda, manco a dirlo, il pallone. Il gioco corporeo, attività negletta e non necessaria, diventerà nel tempo l'occupazione di qualche figlio privilegiato, erede degli impallinati e irriducibili amanti del movimento. Il messaggio è molto chiaro: la salute dei cittadini, ed in particolare quella dei bambini, non è una priorità sociale. Ci sono le associazioni sportive, i corsi per tutti i gusti, il tourbillon pomeridiano dove i piccoli utenti, come pacchi postali, vengono scaricati per regalare qualche minuto di tranquillità allo stress quotidiano. Per carità, proposte nobili e spesso all'avanguardia, ma che non possono soddisfare le esigenze di motricità di base di cui i bimbi hanno estremo bisogno. Prima ancora di giocare a calcio o a basket, prima ancora di nuotare, occorre saper correre, saltare, arrampicarsi, scivolare. Scontato? Per niente: fatevi un giretto per la città e provate ad osservare quanti bambini giocano in libertà. Chiedete agli istruttori quali difficoltà incontrano nell'attività quotidiana in palestra: mancano i requisiti, ossia i presupposti senza i quali non è possibile alcun apprendimento. Spesso devono smettere i panni e insegnare ciò che dovrebbe essere già di dominio comune. La mia generazione poteva fare a meno dell'insegnamento motorio: la nostra palestra erano i giardini, le strade, gli alberi; come i ragazzi della via Gluck, imparavamo le abilità naturali sul campo. Certo, eravamo tecnologicamente analfabeti - lo siamo ancora per molti di noi - ma quando abbiamo iniziato a giocare chi a pallacanestro, chi a calcio o pallavolo, non abbiamo dovuto fare gli esami di riparazione: il nostro kit motorio di base era all'altezza della situazione. Le scienze formative - non certo io - affermano che l'apprendimento in età infantile avviene attraverso esperienze concrete, soprattutto nel contatto del corpo con gli oggetti, l'ambiente naturale e gli altri corpi. Il problema non è nelle medaglie olimpiche che pian piano non vinceremo più ( a meno che non troveremo scappatoie di dubbia legalità ); il problema è che avremo, con tutta probabilità, una popolazione con maggiori problemi di salute. Faccio l'insegnante alle superiori e faccio queste affermazioni con cognizione, toccando con mano già i primi segnali di invecchiamento fisico precoce. I trecento milioni di oggi sono una bazzeccola rispetto a quello che si dovrà spendere in riparazione sanitaria. Ma, è risaputo, sarà un problema di altri. Così hanno ragionato anche i loro predecessori trascinandoci in questo burrone dove, risalire, sembra quasi impossibile.
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