"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

martedì 15 ottobre 2013

allo sport il proprio

Stavolta Balotelli non ha tutti i torti. Cosa c'entra la nazionale con la lotta alla mafia? La sensibilizzazione non spetta certo ad una squadra di calcio e non sarà la maglia indossata da Buffon a scuotere le coscienze. Un giocatore deve fare quello che sa fare meglio: parare, difendere, segnare. Gli azzurri fanno politica dentro il campo: correndo anche quando il fiato manca, buttandosi per terra recuperando un pallone, rischiando la capoccia nei colpi di testa. E poi, parlandosi chiaro, quale atleta, se non vuole andare incontro ad un suicidio mediatico, si metterebbe a sostenere i progetti fraudolenti di cosa nostra in barba alla cultura che tutti desideriamo, fatta di legalità e rispetto. La strumentalizzazione delle nazionali é un aspetto che fatico a concepire: chissà per quale recondito motivo, se Prandelli dovesse dichiarare che la mafia é il demone da combattere, tutti gli italiani dovrebbero supinamente uniformarsi. Un bel teatrino dell'ipocrisia. Trovo poi sconveniente il comportamento di chi, eletto in rappresentanza del popolo, utilizza espressioni inopportune e populistiche ( se non fosse stato Balotelli avrebbe usato le stesse parole? ), e se mi è possibile aggiungere, persino offensive. Se c'è qualcuno che si possa definire viziato sopra tutti, é proprio il parlamentare, o senatore che dir si voglia. Anzi, forse privilegiato é il termine più appropriato in queste circostanze. Scaricare sui calciatori la responsabilità di un eventuale fallimento della politica in materia di contrasto alla delinquenza, mi appare oggi come un ulteriore conferma dell'inefficacia dei governanti. Da un professionista dello sport mi aspetto che sia leale, ossia che sappia accettare la sconfitta con dignità e che utilizzi strumenti legali per ottenere la vittoria. Di un atleta che indossa casualmente la maglietta in pubblico ma che in privato si inietta sostanze proibite per aumentare la prestazione, non ce ne facciamo niente. Ho sempre avuto ammirazione per gli sportivi poco loquaci, ma che in campo, nel loro ambito, attraverso il loro comportamento, avevano sempre molte cose da dire e da insegnare. In questo, forse, il nostro caro Mario può e deve migliorare.

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