L'ingaggio full time di Simone Pianigiani da parte della federazione vale almeno qualche breve riflessione. La qualità non è in discussione: non c'è al momento miglior allenatore in Italia per condurre la nazionale verso un pronto riscatto dopo alcuni anni di magra. Ciò che lascia parzialmente perplessi é la tipologia del contratto: a tempo pieno, appunto, con costi considerevoli e, soprattutto, nella direzione di un maggiore accentramento decisionale e operativo. Non passa giorno che il necrologio cestistico non annoveri qualche decesso da parte di società - alcune con blasonato trascorso - o rinunce ai campionati di pertinenza. I costi elevati di iscrizione, tasse gara, trasferte, ingaggi e premi di reclutamento e formazione stanno facendo strage anche presso realtà dove la pallacanestro ha avuto grande impatto e tradizione. È proprio necessario e conveniente, in questa fase di forte recessione, compiere uno sforzo finanziario considerevole come quello proposto al nostro commissario tecnico? Attenzione: non mi soffermo sui meriti - sui quali ho pochi dubbi - ma sull'opportunitá dell'operazione. Ci sono molti allenatori, bravi e affermati, che faticano a lavorare o che si devono accontentare di poche briciole: anche questi meriterebbero maggiore rispetto. Un conto se é un club a decidere l'entitá di un contratto, un altro é la federazione, alle cui spese contribuiscono tutte le società d'Italia, compresa la più piccola e sconosciuta. Non trovo molto congruente vedere l'allenatore della nazionale con un contratto principesco mentre molte società spariscono dalla geografia del basket. Un altro aspetto problematico, forse più importante, é relativo all'accentramento delle funzioni. Avere un allenatore a tempo pieno significa da una parte poter seguire con maggiore attenzione ed efficacia il movimento e il progetto nazionali, comprese le giovanili; dall'altra, però, sebbene non manchino collaboratori ed assistenti, é inevitabile una riduzione nella partecipazione alle scelte strategiche da parte di tutte le componenti in gioco, principalmente delle realtà di base. Potrei sbagliare, ma mettere troppi poteri nelle stesse mani può dare come esito un allontanamento da quello che è il mondo della pallacanestro reale. Anzi, visto che ormai il contratto é firmato, sarei davvero felice di essere smentito.
"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"
domenica 7 luglio 2013
full time full power?
L'ingaggio full time di Simone Pianigiani da parte della federazione vale almeno qualche breve riflessione. La qualità non è in discussione: non c'è al momento miglior allenatore in Italia per condurre la nazionale verso un pronto riscatto dopo alcuni anni di magra. Ciò che lascia parzialmente perplessi é la tipologia del contratto: a tempo pieno, appunto, con costi considerevoli e, soprattutto, nella direzione di un maggiore accentramento decisionale e operativo. Non passa giorno che il necrologio cestistico non annoveri qualche decesso da parte di società - alcune con blasonato trascorso - o rinunce ai campionati di pertinenza. I costi elevati di iscrizione, tasse gara, trasferte, ingaggi e premi di reclutamento e formazione stanno facendo strage anche presso realtà dove la pallacanestro ha avuto grande impatto e tradizione. È proprio necessario e conveniente, in questa fase di forte recessione, compiere uno sforzo finanziario considerevole come quello proposto al nostro commissario tecnico? Attenzione: non mi soffermo sui meriti - sui quali ho pochi dubbi - ma sull'opportunitá dell'operazione. Ci sono molti allenatori, bravi e affermati, che faticano a lavorare o che si devono accontentare di poche briciole: anche questi meriterebbero maggiore rispetto. Un conto se é un club a decidere l'entitá di un contratto, un altro é la federazione, alle cui spese contribuiscono tutte le società d'Italia, compresa la più piccola e sconosciuta. Non trovo molto congruente vedere l'allenatore della nazionale con un contratto principesco mentre molte società spariscono dalla geografia del basket. Un altro aspetto problematico, forse più importante, é relativo all'accentramento delle funzioni. Avere un allenatore a tempo pieno significa da una parte poter seguire con maggiore attenzione ed efficacia il movimento e il progetto nazionali, comprese le giovanili; dall'altra, però, sebbene non manchino collaboratori ed assistenti, é inevitabile una riduzione nella partecipazione alle scelte strategiche da parte di tutte le componenti in gioco, principalmente delle realtà di base. Potrei sbagliare, ma mettere troppi poteri nelle stesse mani può dare come esito un allontanamento da quello che è il mondo della pallacanestro reale. Anzi, visto che ormai il contratto é firmato, sarei davvero felice di essere smentito.
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