Non è mai stato il mio tipo e, con ogni probabilità, non lo sarà mai. Troppo elegante, troppo compassato, troppo sicuro di sé, troppo. Che sia bravo e capace è fuori discussione: non si vincono scudetti o competizioni internazionali casualmente o per fortuna. L'uscita di scena a Milano di Sergio Scariolo merita quantomeno una breve riflessione e un piccolo plauso. La dichiarazione di commiato contiene onestá intellettuale e una dose riconoscibile di ammissione di colpa. L'errore é stato sopravvalutare le proprie capacità: l'ambizione di prendere dieci bravi giocatori e trasformarli in una squadra vincente. La differenza tra un bravo giocatore e un campione non sta nella qualità tecnica - pressoché identica - ma nell'investimento emotivo: un bravo giocatore ama se stesso, un campione ama la vittoria. L'esperimento spagnolo ha funzionato: con tutta probabilità la statura morale dei Gasol brothers, di Navarro e Fernandez è di gran lunga superiore alla media dei giocatori in circolazione. Inoltre, c'è un abisso fra giocare in nazionale o in un club: l'orgoglio patriottico é un ottimo collante per favorire la solidità del gruppo. Milano é oramai da qualche anno un rebus: una città attaccata al simbolo storico e glorioso Olimpia, con un pubblico esigente e freddino, troppo deviata verso interessi calcistici per innamorarsi perdutamente di basket. Onore e merito ad Armani, che continua la sua predica economica nel deserto: se non fosse per lui, l'Olimpia sarebbe già da un bel pezzo all'inferno. Sono anni che questa città - e non solo - aspetta lo scudetto. La strada intrapresa, sebbene costosa, non ha portato frutto. Ci vorrebbe qualche Gallinari formato italico, uno zoccolo duro di giocatori innamorati della società e dell'ambiente. Nuovi Meneghin e Premier, uomini che oltre a saper giocare erano in grado di dare un'anima allo spogliatoio. Avanti un altro: chi prenderà la squadra in mano avrà una bella patata bollente. In tanti ci hanno provato, pochissimi sono riusciti. Per fortuna, una volta tanto, non è un problema nostro.
"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"
domenica 26 maggio 2013
sabato 25 maggio 2013
chi è senza peccato
lunedì 20 maggio 2013
campionesse
Ore e ore come secondi.
Chilometri e chilometri che vedono l'arrivo.
Lacrime che tornano agli occhi.
Rimproveri che vanno in pezzi.
Dolori che escono dal corpo.
Ferite cicatrizzate in fretta.
Rinunce già dimenticate.
Sacrifici persi nella memoria.
Sogni fuori dal cassetto.
Desideri che si avverano.
Impossibile che è possibile.
Coraggio che trova strada.
Unione che fa forza.
Umiltà che apre porta.
Braccia che si intrecciano.
Urla che si alzano.
Foto che si sprecano.
Gioia indescrivibile.
Felicità impagabile.
Campionesse.
sabato 11 maggio 2013
52
Cos'hanno in comune Mozart, Gesù, Van Gogh, Schubert? Non hanno avuto bisogno dei miei 52 anni per lasciare un'impronta incancellabile nella storia dell'umanità. Hanno vissuto poco, ma hanno prodotto ed elargito molto. Come se non fosse necessario così tanto tempo per esprimere la ricchezza nascosta nei luoghi più profondi dell'anima. Non sono così sicuro - anzi, sono sempre più dubbioso - che con l'età si migliori e si diventi più saggi. Se così fosse, i nostri governanti, che giovani non sono, ci avrebbero condotto per acque tranquille evitando che i nostri occhi potessero scandalizzarsi. Gli anni posso renderci ciechi, aridi, opportunisti, cinici. Più che per i capelli, la linea perfetta e l'assenza di rughe, ho altri rimpianti: la vitalità, la fantasia, l'innocenza. Virtù perdenti in contesti di forte e tossica competizione, ma che hanno reso felici e dense le nostre ore spensierate a caccia di ideali e notorietà. Ho fatto molti errori, ma le scelte più importanti non le ho certo fatte di recente: avevo 30 anni ed ero già marito, padre, insegnante e allenatore. Ora é diverso, c'é da dare un senso allo scorrere del tempo. Possiamo scegliere: guardare indietro e cominciare il conto alla rovescia, oppure reinventarci il futuro. Per chi, come me, si trova oltre metà gara, sarebbe assurdo fermarsi. Non ci hanno insegnato a mollare, ci hanno insegnato ad arrivare in fondo: probabilmente c'è ancora qualcosa da fare.
sabato 4 maggio 2013
tempo scaduto
Ogni giorno. Ogni ora, Ogni minuto. Ogni secondo. Mi allontano da questo posto derelitto. Sempre più distanti uno all'altro, sempre più sconosciuti. Ero fiero, ora mi vergogno. Ero colmo di energia, ora sono scarico. Avevo entusiasmo e passione da vendere, ora sono peggio di un alunno svogliato. Fare e disfare: in questo siamo professionisti. Godiamo delle macerie altrui per costruirci sopra fortuna e gloria. Cattiveria e invidia ci hanno rovinato: nella modestia, avevamo tutto ciò che serve per arrivare in alto. Purtroppo la nuova Babele ci ha reso stranieri e fatto crollare. La sostanza non è in ciò che si vede, ma in ciò che si vedrà. In realtà, non vedo luce all'orizzonte. Non è una categoria più alta a migliorare le cose: i costruttori lo sanno, non si parte mai dal tetto. Ci vuole una nuova generazione, qualcuno che riparta senza storia e senza macchia. Come abbiamo fatto noi molti anni fa, facendoci largo a suon di gomiti e faccia tosta. Avevamo un vantaggio: non c'erano piazze virtuali e dei commenti da cortile ce ne facevamo un baffo. Ora è diverso: si lanciano sassi coprendosi il volto. Come in una rapina in banca. È il nuovo nome della libertà e della democrazia: sparlare di tutto e di tutti, senza lasciare traccia. Non c'é nemmeno più il coraggio di mettere la faccia in ciò che si pensa: davvero avvilente. Per non parlare della gratitudine, termine scomparso dai vocabolari, ma soprattutto atteggiamento sparito dalle abitudini umane: come possiamo dimenticare che tutto ciò che siamo dipende in gran parte da chi ci ha preceduto? Per quanto mi riguarda, il tempo é scaduto. Non sono più disposto a guardare questo scempio: o chiudo gli occhi, o li giro da un'altra parte.
lunedì 29 aprile 2013
meglio prima
Ho già dichiarato in tempi non sospetti la mia contrarietà alla discesa in politica della campionessa Josefa Idem. Figurarsi se sono contento di vederla giurare nel nuovo governo. Intendiamoci: non ho obiezioni da fare nè sulla persona né sull'atleta - di cui ho lodato spesso le gesta - tantomeno sulla provenienza partitica. É un ragionamento esclusivamente legato all'opportunità. Non credo l'olimpionica abbia potuto approfondire le conoscenze in campo politico-amministrativo mentre si allenava otto ore al giorno tra una pagaiata e l'altra. Essendo moglie e madre, ritengo abbia giustamente trascorso i rimasugli di tempo in famiglia. Che abbia fatto l'assessore nel paese di residenza non toglie i dubbi sulla preparazione necessaria a svolgere un compito di alta responsabilità come un ministero di governo nazionale. Mi sembra una trovata sensazionale da dare in pasto alla superficialità giornalistica - la rosa ne andava fiera, quasi ne fosse l'artefice - e all'ingenuitá del popolo sportivo. Lo sport italiano non si risolleverà grazie ad un ministro ex-atleta: avrei preferito vedere la Idem in un ruolo di affiancamento o di consulenza, grazie al quale mantenere la necessaria libertà di pensiero evitando implicazioni e compromessi. Si accorgerà ben presto che le sue idee di rinnovamento in materia dovranno necessariamente scontrarsi con posizioni differenti e indisponibilità economica. Conservo inoltre un altro motivo di perplessità: non credo siano state date alla super atleta di origine tedesca delle doti speciali al punto di poter vincere tante medaglie d'oro e allo stesso tempo governare con abilità il variegato e complesso mondo dello sport. Se ci riuscirà, sarò il primo a togliermi il cappello e cospargermi di cenere, ma al momento preferisco credere alla teoria dei talenti, consegnati variegatamente ma non indistintamente a ciascuno perché vengano coltivati nel proprio campo. Non sono sicuro di essere un buon allenatore, ma di certo non sono stato un buon giocatore: chi vive di sport, sa quanto sia difficile che le due cose si combinino - con le dovute illustri eccezioni. A maggior ragione fra due campi così distanti come politica e sport: non oso pensare alla Idem chiusa in ufficio per ore e ore dopo aver passato l'intera vita tra acqua e aria: spero la dotino di una finestra con visuale sul Tevere. Buona fortuna Josefa: a me piacevi più dov'eri prima!
martedì 23 aprile 2013
spalle strette
Sul divertimento in palestra ho un'idea tutta mia. Quando leggo o sento " i ragazzi devono divertirsi " mi viene una ripulsione istintiva, quasi epidermica. Cosa significa " devono divertirsi "? Devono ridere, far riposare la mente troppo oppressa, alleggerire le pene quotidiane, o cos'altro? Semplicemente, non si può praticare alcuna attività sportiva se l'attenzione e la consapevolezza sono in modalità assente. Per vari motivi: non si può imparare se non esiste volontà, ci si può far male se si è distratti. L'esigenza di svago può essere soddisfatta in altro modo: cinema, musica, internet. La domanda vera oggi é casomai un'altra: " quando e dove i ragazzi imparano? " oppure " quando mai sono davvero mentalmente presenti "? Sono un uomo di scuola, perció conosco molto bene i tempi di attenzione della nostra gioventù durante le lezioni mattutine. A parte qualche debita ed illustre eccezione, non vedo una grande massa sfasciarsi il cervello sui libri nei lunghi pomeriggi invernali. Fare sport distrattamente significa né più né meno che prolungare la fase vegetativa dei ragazzi con esiti che sono sotto gli occhi di tutti: abbassamento degli standard agonistici e cattiva qualità del gioco. Provo a svelare il mio personale segreto di Pulcinella: divertimento é capire la connessione tra fatica e premio. Non c'è soddisfazione più grande se non nella consapevolezza che ciascuna stilla di sudore non viene sprecata invano. Divertimento é passare da un pallone che non tocca il ferro ad un altro che brucia la retina grazie ad un passo dopo l'altro e ad una continua serie di correzioni. Vincere una partita dopo dieci sconfitte consecutive. Provare a fermare l'avversario più pericoloso. Divertimento é smentire l'allenatore con le sue rigide e retrograde idee - a proposito, quante volte avrei voluto essere smentito! - . Divertimento é ridere dentro: quante volte, sotto il broncio fieramente esibito, mi sento appagato nel vedere giocatori attenti, altruisti, coraggiosi. Smettiamola una volta per tutte di prenderci in giro: lo sport non è fatto per evadere, casomai per irrobustire corpo, mente e anima . Anche - anzi soprattutto - attraverso delusioni e prove. Mi viene una domanda: non è che i ragazzi smettano di fare sport non tanto perché non si divertono, ma in quanto incapaci di resistere alle avversità? Spalle strette, in due parole.
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