Ogni giorno. Ogni ora, Ogni minuto. Ogni secondo. Mi allontano da questo posto derelitto. Sempre più distanti uno all'altro, sempre più sconosciuti. Ero fiero, ora mi vergogno. Ero colmo di energia, ora sono scarico. Avevo entusiasmo e passione da vendere, ora sono peggio di un alunno svogliato. Fare e disfare: in questo siamo professionisti. Godiamo delle macerie altrui per costruirci sopra fortuna e gloria. Cattiveria e invidia ci hanno rovinato: nella modestia, avevamo tutto ciò che serve per arrivare in alto. Purtroppo la nuova Babele ci ha reso stranieri e fatto crollare. La sostanza non è in ciò che si vede, ma in ciò che si vedrà. In realtà, non vedo luce all'orizzonte. Non è una categoria più alta a migliorare le cose: i costruttori lo sanno, non si parte mai dal tetto. Ci vuole una nuova generazione, qualcuno che riparta senza storia e senza macchia. Come abbiamo fatto noi molti anni fa, facendoci largo a suon di gomiti e faccia tosta. Avevamo un vantaggio: non c'erano piazze virtuali e dei commenti da cortile ce ne facevamo un baffo. Ora è diverso: si lanciano sassi coprendosi il volto. Come in una rapina in banca. È il nuovo nome della libertà e della democrazia: sparlare di tutto e di tutti, senza lasciare traccia. Non c'é nemmeno più il coraggio di mettere la faccia in ciò che si pensa: davvero avvilente. Per non parlare della gratitudine, termine scomparso dai vocabolari, ma soprattutto atteggiamento sparito dalle abitudini umane: come possiamo dimenticare che tutto ciò che siamo dipende in gran parte da chi ci ha preceduto? Per quanto mi riguarda, il tempo é scaduto. Non sono più disposto a guardare questo scempio: o chiudo gli occhi, o li giro da un'altra parte.

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