Chissà perché dovrei offendermi. Essere chiamato professore di ginnastica é semmai un vero onore. La parola ha origine dal greco gymnos e significa nudo, visto che i greci praticavano attività fisica senza nulla addosso. Ed era una disciplina che godeva di un valore assoluto, al pari della filosofia, della musica e della letteratura. É forse cambiato qualcosa - in termini di importanza - da quando si è passati all'appellativo nobiliare e altisonante di scienze motorie attraverso la fase di interregno dell'educazione fisica? Tutti siamo educatori non solo quelli che si presentano in tuta sportiva - quindi per equità dovremmo parlare di educazione linguistica, matematica ecc - men che meno scienziati. Scienziati di che? Perché avremmo letto qualche libro di fisiologia o anatomia? Piuttosto ciò che preoccupa non é tanto la discussione semantica, quanto il valore che questa arte degli esercizi - così la chiamavano i greci - assume all'interno della formazione integrale dei giovani. L'impressione, quindi assolutamente passibile di dubbio, é che ci si accorga degli insegnanti di ginnastica - ormai diamolo per acquisito - quando non sono presenti. Ad esempio, alle migliaia di riunioni dove si deve parlare di aria fritta o di sesso degli angeli. Non appena però aprono la bocca per contribuire umilmente alla descrizione non solo apparente o superficiale degli studenti o dovessero attribuire qualche voto insufficiente o sufficientemente basso, ecco che scatta immediatamente il blocco costituito dalla santa alleanza generalmente rappresentato dalle materie cosiddette di peso che é preferibile non elencare per correttezza politica. Ciò che si chiede, perciò, é solo un filo di coerenza: se non interessa il parere del professore di ginnastica, non si vede come debba interessare la sua presenza o viceversa. Per fortuna, come osa ripetere più di qualcuno, non si deve lavorare in aula e non si devono correggere montagne di compiti. L'insegnante di ginnastica non è altro che un capitano di vascello che vive lontano dalle sponde assolate e tranquille e conduce la ciurma verso orizzonti inesplorati. A proposito, ho visto professori di ginnastica di ogni tipo - in questa lista mi ci metto anch'io - ma mai avrei pensato a Giuseppe Peppe Battiston, bravo attore corregionale: ottima scelta, direi.
"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"
giovedì 25 febbraio 2016
martedì 23 febbraio 2016
amore?
Se c'è un ingrediente che non deve mai mancare nel gioco della pallacanestro é l'amore. Amore? " Non si smette di essere giocatori finché non si smette di essere competitivi, di amare il basket ". Le parole di Sarunas Jasikevicius scuotono e confortano allo stesso tempo. Non vale solo per i giocatori, ma anche per i tecnici, i preparatori, gli arbitri, i dirigenti, i tifosi. Non è un amore fisico, naturalmente: non è eros, e nemmeno agape, così pronto al sacrificio e al martirio. É un amore singolare, perciò indefinibile e imparagonabile. É amore quando un allenatore striglia un ragazzo per renderlo migliore. É amore quando un ragazzo sopporta le urla di un allenatore sapendo che c'è qualcosa di più importante che il proprio orgoglio. É amore quando un genitore si defila fingendo di essere ignorante. É amore quando un adulto si prende cura dei figli degli altri senza nulla in cambio. È amore quando uno prende il fischietto e fa chilometri per ricevere ingratitudine. É amore quando c'è abbraccio tra vincitori e sconfitti. É amore quando c'è gioia, ma anche quando ci sono lacrime. C'è amore sia nello spogliatoio in festa che in quello chiuso in silenzio. É amore quando un giocatore esce tra gli applausi degli avversari. É amore quando un allenatore che ha fatto la storia prende ancora appunti sul taccuino. É amore quando la memoria non viene cancellata, quando chi ci ha anticipato non viene dimenticato. É amore quando c'è riconoscenza verso chi ci ha aiutato ad essere quello che siamo. Schemi, fondamentali, esercizi: tutto vero, tutto giusto. Ma senza allenatori con il piacere di insegnare e giocatori con quello di imparare é tutto vano e inutile. Amore é ciò che ti fa scegliere non tanto per convenienza, ma per ciò che senti: per questo non esiste un'età giusta per smettere, si smette quando non si sente più fuoco dentro. " Non è solo lavoro, quando c'è di mezzo l'amore. Quel tipo di amore che non ti lascia scampo, né spazio per pensare di fare qualsiasi altra cosa. Specialmente quando vuoi essere il migliore ". Grazie Saras per la lezione.
sabato 13 febbraio 2016
hic et nunc
Siamo crudeli con i vivi e teneri con i morti. Eppure siamo gli stessi, sia da questa che dall'altra parte. Usiamo parole terribili nei bar, sui social, nei tribunali e dolci nei funerali, spesso dal pulpito. Chissà perché, si diventa buoni, bravi e belli solo quando si smette di esistere. Dobbiamo aspettare il passaggio dalla terra al cielo per ricevere la giusta ricompensa. Ma se ci sono dei meriti, perché non riconoscerli adesso? Ora che gli occhi possono brillare, le bocche sorridere e il corpo vibrare. Prima che sia troppo tardi. Quante parole rimaste dentro, quanta dolcezza inespressa che poi marcisce nei sacchi neri del rimorso. Quanti anziani con un carico inestimabile di memoria e vita vissuta arrancano e lottano contro il logorio del tempo: non sembrerebbe, ma sono gli stessi che, in giovane età, hanno lasciato un segno indelebile e tracciato il cammino ai posteri. Il cinismo, la vera malattia moderna, ci ha distanziato dall'uomo: eppure, non c'è bene più prezioso che essere riconosciuti dagli altri. Quante occasioni perse per orgoglio, invidia, amor proprio: abbiamo confuso o invertito i fattori, non siamo uomini quando mostriamo freddezza o superiorità, lo siamo quando riusciamo a tirar fuori il meglio che c'è fuori e oltre a noi. Non ho saputo dire a mio padre e mia madre quello che avrebbero voluto sentire: é un vuoto terribile, del quale non so darmi pace, e che vorrei colmare. Hic et nunc, qui ed ora, imparando dagli errori, prima che sia troppo tardi.
giovedì 21 gennaio 2016
voi
Voi.
Voi che avete diviso l'umanità in colpevoli ed innocenti.
Voi che siete sempre innocenti.
Vi invidio.
Voi che avete chiara in mente la distinzione tra il bene e il male.
Voi che state sempre con il bene.
Vi ammiro.
Voi che conoscete la verità prima che sia fatta.
Voi che avete la sfera di cristallo.
Mi compiaccio.
Voi che avete spesso cose da dire agli altri.
Ma mai a voi stessi.
Voi che non mettete la faccia.
Che affidate i vostri pensieri alle dita.
Vi onoro.
Vi chiedo un favore.
Portate rispetto per chi brancola nel buio.
Per chi non ha certezze.
Per chi non emette verdetti.
Per chi è più confuso oggi di ieri.
E preferisce stare in silenzio.
martedì 19 gennaio 2016
dannata inquisizione
Sento dire cose terribili. Bambini mostri. Insegnanti distratti. Genitori incapaci. Tutti colpevoli. Ancora prima di ascoltare. Prima di capire. Un'orda giustizialista, precipitosa e famelica, che indebolisce e rende torbido il pensiero. Di fronte a un dramma, come ad una sconfitta, il suono ideale é il silenzio. Nel silenzio sgorgano verità e rispetto. Merita rispetto, solidarietà e affetto una bambina di 12 anni, come, fino a prova contraria, li meritano i suoi coetanei, bambini anch'essi. Faccio fatica a collegare la cattiveria all'infanzia, a meno che non esista un intervento esterno premeditato ed intenzionale a violare l'innocenza connaturale all'età. Così come infastidisce non poco questa gretta inclinazione nel cercare responsabilità in chi esercita funzioni educative: un insegnante vive una porzione assai ridotta con i propri alunni e non è così scontato che i disagi emergano in modo limpido ed inequivocabile. Per quanto i compagni di classe possano essere fisicamente riconoscibili, non é assolutamente detto che la comunicazione avvenga in ambiente od ore scolastiche, visto la proliferazione di luoghi virtuali ormai accessibili anche in tenera età (purtroppo). Per chi è genitore, scagli la pietra chi non ha mai usato una parola di troppo o di meno, chi non é mai mancato nel dedicare tempo e affetto, chi ha dato sempre l'esempio perfetto in ogni circostanza: malgrado gli errori si contino a frotte, di mostri in giro per fortuna se ne vedono pochi. Non è mia intenzione asserire che il bullismo non esista, ma nemmeno che la colpa sia definita e circostanziata. O siamo colpevoli tutti, o nessuno. La caccia é forse più violenta e cinica delle streghe stesse.
martedì 12 gennaio 2016
soluzione in movimento
A Sacile hanno sospeso le lezioni di educazione fisica perché il parquet é scivoloso e gli infortuni sono all'ordine del giorno. Non è una novità: chi lavora in palestra quotidianamente conosce bene l'argomento. Ad essere onesti, se il palazzetto liventino viene considerato inagibile dalla dirigenza didattica, mi viene difficile pensare ad impianti idonei in circolazione: la stragrande maggioranza degli ambienti deputati all'esercizio fisico scolastico non ha le credenziali necessarie. Inoltre, mi vengono in mente le lezioni di quarant'anni fa: palestre affollatissime, spazi angusti, insegnanti non proprio zelanti, eppure infortuni ridotti al minimo se non addirittura assenti. Cos'è cambiato? A parte un giustificato aumento di apprensione verso possibili provvedimenti legali, l'elemento determinante é rappresentato dalla stessa utenza. Mentre le palestre sono rimaste le stesse, i ragazzi di oggi non sono quelli di ieri. Migliori o peggiori, non è questo il problema. Il problema é che una buona parte dei ragazzi di oggi arriva alle scuole medie e superiori con un bagaglio di esperienze motorie ridotto al minimo. Non è che in passato gli alunni dell'asilo - o meglio detta scuola materna - o delle elementari facessero lezioni pratiche in palestra. Le palestre erano prati, alberi, fossi, muretti, vialetti, strade, cespugli. Chi di noi non tornava a casa con qualche ferita, prontamente nascosta per evitare guai peggiori. I ragazzi di oggi sono bravissimi sotto l'aspetto linguistico, hanno un vocabolario ampio e forbito, ma molti di loro sono letteralmente analfabeti per quanto riguarda le abilità motorie. Essendo il corpo fatto geneticamente per muoversi e sperimentare, appena entrano in palestra sentono il bisogno di fare, ma non possiedono i requisiti necessari per controllare la gestualità, in particolare nelle situazioni dinamiche di gioco o di attività sportiva dov'è é previsto inevitabilmente il contatto. Trovo quindi assurdo trovare un pretesto nelle palestre o nei pavimenti lisci: é necessario andare alla radice della questione. Se non si arriva rapidamente ad un patto tra famiglie, scuola e istituzioni per la costituzione di una vera e propria task force dove l'attività fisica diventa l'urgenza primaria, il futuro prossimo che ci aspetta sarà una moltitudine di giovani sovrappeso e sgraziati intenti a mandare messaggi virtuali e a partecipare come spettatori agli eventi. Rifare i pavimenti alle palestre é come dare una mano di vernice sopra la muffa: ripartire dal movimento, questa è la soluzione.
giovedì 31 dicembre 2015
porgi l'altra guancia
Porgi l'altra guancia. Assurdo. Impossibile. Posso concepire l'amore per il prossimo, la solidarietà verso chi soffre. Qui mi viene chiesto di rimanere impassibile, di non reagire alle offese. Chi é quella donna o quell'uomo che riesce a praticare la nonviolenza non solo come metodo, ma come atteggiamento dell'anima. Forse Madre Teresa, Gandhi, Martin Luther King. Io non ci riesco. Non ce la faccio a perdonare il male. La cattiveria che ci arriva addosso invece di depositarsi si infrange e rimbalza fuori: forse questa é una spiegazione - non certo l'unica - dell'infelicità umana. Chi ha pronunciato queste parole era pazzo? Ci ha sopravvalutati? O forse era solo un bravo oratore a caccia di facili consensi? Eppure le donne e gli uomini che hanno lasciato un'impronta indelebile - non lo dico io ma la storia - sono quelli che hanno scelto di vivere in pace con gli altri ma, soprattutto, con se stessi. Quando c'è un cuore sano e pulito non c'è spazio per il rancore: se c'è amore per se stessi, non c'è odio per gli altri. Tutti noi conosciamo queste verità in superficie, ma in profondità siamo vulnerabili e preferiamo obbedire agli istinti primordiali. Purtroppo, per natura siamo più orientati ad ottenere la ragione piuttosto che a vivere bene. Porgi l'altra guancia, cioè fai in modo che il male che ti è stato fatto non si trasferisca altrove, ma si perda nei rivoli nascosti e inutili dell'anima. É un'impresa titanica, ma é anche l'augurio che mi faccio. Ed è anche l'augurio che vi faccio.
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