Sento dire cose terribili. Bambini mostri. Insegnanti distratti. Genitori incapaci. Tutti colpevoli. Ancora prima di ascoltare. Prima di capire. Un'orda giustizialista, precipitosa e famelica, che indebolisce e rende torbido il pensiero. Di fronte a un dramma, come ad una sconfitta, il suono ideale é il silenzio. Nel silenzio sgorgano verità e rispetto. Merita rispetto, solidarietà e affetto una bambina di 12 anni, come, fino a prova contraria, li meritano i suoi coetanei, bambini anch'essi. Faccio fatica a collegare la cattiveria all'infanzia, a meno che non esista un intervento esterno premeditato ed intenzionale a violare l'innocenza connaturale all'età. Così come infastidisce non poco questa gretta inclinazione nel cercare responsabilità in chi esercita funzioni educative: un insegnante vive una porzione assai ridotta con i propri alunni e non è così scontato che i disagi emergano in modo limpido ed inequivocabile. Per quanto i compagni di classe possano essere fisicamente riconoscibili, non é assolutamente detto che la comunicazione avvenga in ambiente od ore scolastiche, visto la proliferazione di luoghi virtuali ormai accessibili anche in tenera età (purtroppo). Per chi è genitore, scagli la pietra chi non ha mai usato una parola di troppo o di meno, chi non é mai mancato nel dedicare tempo e affetto, chi ha dato sempre l'esempio perfetto in ogni circostanza: malgrado gli errori si contino a frotte, di mostri in giro per fortuna se ne vedono pochi. Non è mia intenzione asserire che il bullismo non esista, ma nemmeno che la colpa sia definita e circostanziata. O siamo colpevoli tutti, o nessuno. La caccia é forse più violenta e cinica delle streghe stesse.
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