"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

martedì 4 novembre 2014

Se avessi un buon carattere

Se avessi un buon carattere non sarei quello che sono. Eviterei di arrabbiarmi e di ingrossarmi la bile per questioni che, tutto sommato, non meritano grande attenzione, soprattutto da parte del mio corpo. Imparerei a diventare insensibile alle preoccupazioni di cui, purtroppo, sono grande maestro. Fuggirei dalle ansie di prestazione che attanagliano le debolezze umane e mi scrollerei di dosso le manie di perfezionismo che sono una pia illusione per menti instabili e perennemente insoddisfatte. Riuscirei finalmente a relazionare con gli altri esseri terreni rinunciando alle prevaricazioni e alla frivola necessità di affermare le proprie ragioni. Sarei capace di passare sopra ai torti subiti e, in un impeto di trascendenza, forse anche a perdonare i nemici e coloro che ci fanno del male. Cercherei, prima di giudicare, di scoprire quali sono le ragioni che portano alcuni ad agire in modo sconsiderato e inqualificabile: forse i miei alunni mi sopporterebbero di più e compilerebbero una pagella con voti migliori. Ma questo, purtroppo o per fortuna, é il mio carattere.
Se avessi un buon carattere non sarei dove sono. Probabilmente frequenterei piani più alti e palazzi più pregiati. Non mi troverei in una scuola qualsiasi di una provincia sperduta ad insegnare una materia inutile. Forse sarei in qualche partito a farmi largo a bracciate e a difendere con accanimento la sedia prima tanto agognata poi conquistata. Oppure in qualche panchina prestigiosa in giro per l'Italia e fare il mestiere più bello del mondo. Ma questo, purtroppo o per fortuna, é il mio carattere.
Ognuno é padrone del proprio destino. Siamo quello che meritiamo. Meglio ancora, siamo quello che abbiamo voluto essere.

martedì 14 ottobre 2014

sappiamo dove sei

Ora sappiamo dove sei. Sappiamo dove trovarti. Sei ancora in mezzo al campo. Lo stesso campo che ti ha visto prima giocare e poi allenare. Ti vediamo mentre tiri in sospensione o fai un passaggio smarcante: le cose che sapevi fare in modo sublime. Quel campo non è più lo stesso. Non solo perché porta un nome diverso. Perché chi lo calca, d'ora in poi, dovrà raccoglierne l'eredità. Chi lo calpesta, dovrà una volta di più meritarselo. Eravamo in tanti a ricordarti: non puoi immaginare quanta scia di bene hai lasciato sulla terra. La tua modestia, la tua purezza, la tua discrezione: doti che ti hanno fatto apprezzare e che nessuno ha dimenticato. Sono passati quasi tre anni, ma il tuo ricordo non si è sbiadito. Ci manchi ancora, eccome, ma da questo momento un po' di meno. Ora sappiamo dove sei. Sappiamo dove trovarti.

martedì 7 ottobre 2014

piano B

Vedere giocatori o allenatori fermi al palo fa tristezza. Il concetto di precariato si è allargato a macchia d'olio anche nel mondo fin qui immacolato dello sport. Sebbene non siano molti coloro che hanno il privilegio di fare del gioco il proprio mestiere, nessuno si sente più garantito e al sicuro da spiacevoli sorprese. La pallacanestro in Italia sta vivendo momenti drammatici: società che spariscono o che rinascono come arabe fenici dalle categorie più basse, giocatori ed allenatori senza stipendi ed altri a spasso in attesa di uscire dall'incubo. Quello che un tempo poteva sembrare l'impiego più ambito e desiderato, oggi non è altro che una scommessa nel buio o una puntata d'azzardo nel gran tavolo delle incertezze. A mali estremi, estremi rimedi: alcuni hanno corso ai ripari decidendo, spesso a malincuore, di rinunciare al professionismo per dedicarsi ad altre attività lavorative. Ecco spiegato, ad esempio, come mai i campionati dilettantistici siano zeppi di ottimi giocatori, scesi di categoria per necessità più che per volontà. Giocatori che hanno un certo numero di anni di gioco alle spalle e che in alcuni casi tengono famiglia non possono certo permettersi di allenarsi mattina e sera senza vedere rimborsi o dovendo aspettare oltre ogni logica.
Fin qui la cronaca nuda e cruda: la cosa più importante da fare é quella di non illudere i giovani con falsi discorsi o scelte scriteriate. Procuratori senza scrupoli stanno in prima fila in questa corsa al massacro, ma anche dirigenti, allenatori e perfino genitori hanno spesso delle responsabilità gravi. Non si tratta di spegnere i sogni sul nascere: in verità, é proprio il desiderio di diventare campioni che spinge migliaia di ragazzi a sudare e sputare sangue sui campi. Ma deve esistere necessariamente e sempre un piano B: giocare per il gusto, che poi é il segreto di chi pratica sport, a qualsiasi livello. Un altro aspetto fondamentale che può fare la differenza in tempo di crisi é la professionalità nello svolgere il proprio compito: tra due atleti di uguali capacità, la scelta ricadrà su chi darà maggiori garanzie di affidabilità. Se un tempo si poteva passar sopra a bizzarrie e atteggiamenti sconvenienti, oggi le doti umane possono davvero diventare il salvagente in tempi di mare in tempesta.

mercoledì 1 ottobre 2014

un posto alla volta


Della vicenda, o duello che dir si voglia, Malagó-Barelli, mi interessa soprattutto la questione del doppio incarico. Reputo Malagó, come già detto in altre occasioni, la persona adatta ai vertici del CONI ma, in tutta onestà, mi sfugge la sua rigida persistenza nel ruolo di Presidente del Circolo Aniene, una delle società più prestigiose in Italia. Non é il primo e, purtroppo, non sarà l'ultimo caso di accumulo di responsabilità. Doppi e tripli incarichi in politica sono all'ordine del giorno: infatti rappresentano la causa maggiore di cattiva amministrazione, nel peggiore dei casi di malaffare e corruzione. Dovrebbe esistere un impedimento legale ad assumere più ruoli di responsabilità nello stesso ambito durante lo stesso periodo di tempo - la cosiddetta e beneamata incompatibilità -: in assenza di un quadro legislativo, il buon senso dovrebbe consigliare le dimissioni dall'una o dall'altra parte. Le conseguenze si avvertono ad alti livelli, sotto gli occhi di tutti e con forte esposizione mediatica, ma anche nei bassifondi, all'oscuro dell'opinione pubblica, spesso con conseguenze molto più pesanti che nel primo caso. Il protagonista si difende dicendo " parlavo come Presidente del CONI non come rappresentante di società ": mi chiedo come sia possibile fare questa distinzione, visto che la persona é unica e sempre la stessa. Tenere separati i piani é praticamente impossibile: agli occhi altrui qualsiasi scelta, anche la più logica e sensata, apparirà come inquinata e destinata a fare gli interessi del promotore. Rinunciare ad un incarico potrebbe essere doloroso sotto l'aspetto retributivo - se fosse previsto un rimborso - oppure per un minore esercizio del potere pubblico: ma c'é un indubbio guadagno in libertà e pulizia di manovra, non essendoci conflitti di interesse e non dovendo giustificare a nessuno le proprie scelte, se non per la bontà o meno delle stesse. C'é poi un problema reale legato alla possibilità concreta di svolgere adeguatamente più mansioni: la logica ricorrente é affidare, in nome del contenimento della spesa, più incarichi alla stessa persona. Basti vedere cosa sta succedendo nella scuola, con presidi che devono saltare da un plesso all'altro con il risultato di far poco e male. Se la buona politica si vede dal risparmio indiscriminato, allora va bene così. Credo invece che la parsimonia, esercitata già da secoli in ogni nucleo famigliare, vada applicata ad alcune priorità.

lunedì 15 settembre 2014

invincibili


Gli americani avrebbero potuto fare dieci nazionali, ma coach K ne ha scelti 12, quelli giusti. Ecco perché, in questo come in altri casi, l'allenatore ha fatto la differenza. Ha portato giocatori giovani, affamati, allenabili, cercatori di gloria lontano dai propri confini. Non ci sono controprove, perciò non sapremo mai se con le cosiddette stelle le cose sarebbero andate diversamente. Forse, ma questa é licenza personale, sarebbero andate peggio. Questa squadra a stelle e strisce é piaciuta molto: nessun divismo, rifiuto dello spettacolo gratuito e irriverente, massimo rispetto per ogni avversario. Ma il vero genio dell'elegante tecnico dal cognome impronunciabile sta nell'aver trovato e proposto un efficace compromesso tra un'idea di gioco comune e la necessaria autodeterminazione di ciascuno. La fantasia e l'imprevedibilità - caratteristiche insite nei giocatori d'oltreoceano ma spesso vissute al limite dell'egocentrismo - organizzate armonicamente e messe a disposizione del bene della squadra. In sostanza, non una semplice somma, ma il prodotto di più fattori. Non è un caso se da quando coach K ha preso in mano la nazionale gli Stati Uniti hanno vinto tutte le gare ufficiali: é riuscito ad infondere la necessaria umiltà che allontana definitivamente l'arroganza con cui spesso gli yankees si sono in passato suicidati. Se queste sono le premesse, non si vedono all'orizzonte sfidanti in grado di strappare il titolo. Infatti, i veri avversari degli americani erano, sono e saranno gli americani stessi: da quando, però, hanno imparato il rispetto che si deve agli altri, sono diventati invincibili. In tutto questo coach Krzyzewsky ha avuto un ruolo decisivo: trovare un erede non sarà un compito facile.

giovedì 11 settembre 2014

presunciòn d'equipo



Sono sincero, non é una bella notizia per domenica. Soprattutto per gli esteti di questo sport. Spagna-USA ( per chi ricorda la finale olimpica ) é la sfida tra le due squadre, o scuole, che principalmente scelgono di giocare a pallacanestro. Ciò nonostante, se é vero che nello sport il merito non è discutibile, allora vive la France, che ha vinto con le armi dell'umiltà, del sacrificio, della lotta. Per l'ennesima volta - Dio solo sa quante volte é stato ripetuto - gli spagnoli sono stati puniti sul piano dell'approccio e della sufficienza: basti pensare alla partenza, sono rimasti sui blocchi pensando, con vana ma non insolita superbia, che prima o poi avrebbero raggiunto i fuggitivi. Chissà che il nostro indomito Scariolo venga finalmente riabilitato dopo due fiaschi clamorosi e consecutivi dei giallorossi tra europeo e mondiale (giocato in casa): in verità, solo lui é riuscito, anche se parzialmente, a cementare tatticamente un gruppo di grande talento mettendo il singolo a servizio della collettività. Collet, da par suo, é stato bravo: ha caricato i suoi dopo la batosta rimediata nelle qualifiche e ha cambiato pelle ad una squadra orfana del giocatore migliore d'Europa trasformandola in una banda brutta, sporca e cattiva. Siamo onesti, se fosse stata una bella partita i francesi sarebbero usciti con le ossa spezzate: ma, onore ai blues, hanno portato lo scontro a livelli fisici terminali e per gli sbruffoni non c'è stato scampo. Che la strada ora sia libera per gli americani, é presto per dirlo. Certamente é una grande occasione per i serbi, che possono tornare, dopo qualche anno, nell'Olimpo del basket mondiale. Sasha Diordevic (scritto all'italiana), da vecchio volpone ed ex grande giocatore, sa usare bene sia la carota che il bastone e i risultati si sono visti: la sua squadra é decisamente la più migliorata durante la manifestazione. I lituani non saranno comunque una formalità per gli yankees: hanno orgoglio, patriottismo e qualità indiscusse. Con o senza spagnoli, ce ne faremo una ragione. Chi ha perso davvero é la Fiba, che dovrà pensare a riempire la Madrid Arena di domenica: si potrebbe dare un'ulteriore wild card alla Finlandia, loro hanno un pacchetto di seimila e più tifosi e anche a noi, da casa, sulle inquadrature in tribuna, non ci andrebbe così male.

mercoledì 3 settembre 2014

passione a fette?

Rimango perplesso, oggi più di ieri, sulla fantomatica riforma della scuola. Le parole di Renzi, che hanno un forte ed indubbio impatto popolare, in realtà sono poco tranquillizzanti. Cosa significa che non va premiata l'anzianità, bensì il merito? L'anzianità non è forse un merito? Non esiste un criterio più scientifico ed obiettivo degli anni di servizio. Fortemente discrezionale é invece la categoria del merito: chi sarà l'arbitro imparziale? Verrà dato maggior potere ai presidi che già stanno dominando la scena rosicchiando giorno dopo giorno l'auto determinazione dei docenti? ( unico e residuo avamposto di vita democratica ) E ancora, come si calcola il merito? A slinguazzate, progetti, formazione personale, gradimento popolare, compiacenza acritica, cos'altro? C'è un altra considerazione, più fastidiosa delle precedenti. Mi chiedo spesso, forse con supponenza, che cosa mi debba meritare più di quello che sto faticosamente realizzando all'interno delle mie possibilità operative. Fare bene il proprio dovere, probabilmente, non è sufficiente. E non mi consola il fatto che la presunzione di chi sta al governo sugli insegnanti sia suggerita da una minoranza che dá il cattivo esempio: se c'è zizzania da estirpare, lo si faccia senza tirare in ballo genericamente e indiscriminatamente la categoria. C'è un contratto bloccato da anni e di cui non si vedono spiragli all'orizzonte: penso che prima di parlare di supplementi, si debba partire dal riconoscimento del lavoro di base, fatto di aula, lezioni, verifiche, colloqui e quant'altro costituisce il carico quotidiano degli insegnanti. É francamente offensivo pensare che ciò che già stanno facendo gli insegnanti non sia meritevole di riconoscimento economico: vedere colleghi che si sbranano a vicenda per aggiudicarsi progetti il più delle volte inventati per interessi personali rende molto squallido lo scenario e, per quanto mi riguarda, poco respirabile. Siamo sicuri che rendere un ambiente formativo più competitivo di quanto lo sia già, faccia bene alla scuola? Nel frattempo, io che pensavo che l'anzianità fosse un valore, mi devo ricredere. Non ho la stessa energia e forza propositiva di trent'anni fa quando per la prima volta entrai in palestra con il registro ( cartaceo per forza ) sotto braccio, ma la passione forse non si é ancora arrugginita. Ma, si sa, la passione é come l'amore, non si può misurare, non si può affettare. E l'amore é gratuito, non ha prezzario.