"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

venerdì 17 marzo 2017

c'è ma non c'è

La sfida del futuro, per la pallacanestro e lo sport in generale, sarà l'inesistente. Vedere dove gli altri riescono solo a guardare, pensare l'impensabile, osare dove non osa nessuno, scommettere uno a cento. C'è ma non c'è. Chiunque in tribuna sarebbe in grado di usare l'esistente: chi lascerebbe, ad esempio, fuori dal campo un giocatore come Gallinari? Nemmeno il custode del palazzetto sarebbe capace di tale ignominia. Far giocare chi non dovrebbe giocare, grazie a coraggio ed intuito profetico. Ne va della sopravvivenza: vivrà chi non si accontenterà dell'attimo fuggente, chi saprà andare oltre la soddisfazione del momento, chi avrà lo sguardo proiettato in avanti, chi userà il grandangolo e non il teleobiettivo. Parliamoci chiaro: che merito hanno quelli che fanno le stesse scelte che farebbero tutti? Perché non lasciare un segno, esplorare nuove vie, affrontare orizzonti diversi, mescolare il mazzo e giocare altre carte? I miei occhi sono stanchi - un po' per l'età e un po' per la ripetizione ossessiva delle immagini che scorrono davanti - di vedere giocatori 'acerbi' ( traduzione, non pronti ) ammuffire negli scaffali della cantina (pardon, panchina). Se si è così convinti che non potranno mai maturare, meglio dirottarli altrove; ma se c'è anche una probabilità su cento che possano migliorare, qualcuno mi deve spiegare come è possibile che avvenga visto che hanno sempre il sedere appiccicato al legno o le rare comparse in campo non superino i cinque giri di lancetta. In particolare i giocatori più alti, quelli che in teoria dovrebbero calcare i campi non appena si fa sul serio e che durante gli anni giovanili vengono messi da parte in quanto poco adatti al raggiungimento di risultati immediati, vedi trofeo dei rioni. Che ci piaccia o no, il lungo tontolone non appena scoprirà di avere il corpo adeguato alle circostanze si prenderà gioco del basso furbacchione che per anni si è goduto la scena ma che ad un certo punto troverà la strada sbarrata dall'evidenza. So di dire una bestialità, ma nel paleolitico esistevano i presidenti padroni che obbligavano gli allenatori a produrre merce spendibile sul mercato. Anche lo scrivente ha lavorato sotto padre padrone e non ne ha nostalgia: vedere però oggi le società impotenti di fronte a scelte personali discutibili o, peggio ancora, ricattate da famiglie ' sportivore ' non è certo uno scenario migliore del precedente. Una volta i giocatori avevano un valore individuale ( aberrazione antica ), oggi valgono solo se conducono alla vittoria. ( aberrazione moderna ). C'è bisogno di qualcuno che non abbia nulla da perdere, che creda che i giocatori vengano prima dei risultati, che metta coraggio al posto della paura. Sognatori, in una parola. AAA cercasi, come dice quello che ha appena cantato nella città dei fiori. Non chiedetemi il nome, vi supplico.

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