"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

martedì 14 marzo 2017

alla luce del sole

La cultura o, meglio, sottocultura dell'anonimato sta mietendo vittime ovunque e in tutti gli ambienti. Il metterci la faccia è stato sostituito dall'invisibilità. Il corpo, la voce, gli occhi, tutto ciò che era riconoscibile e distinguibile ora diventa spirito, anteprima della vera dipartenza da questo mondo terreno. Il nickname pervade il web - anche il sottoscritto non sfugge alla regola avendo uno pseudonimo - e chiunque può dire e scrivere di tutto rimanendo sconosciuto alla comunità. È il trionfo della vigliaccheria, della cattiveria più crudele, dell'omertà più becera. Provate oggi a chiedere in aula 'chi è stato?' e non troverete risposta. La conseguenza immediata è lo stravolgimento del senso di responsabilità: le cose accadono ma non c'è nessuno a commetterle. La prima cosa che si impara è la non ammissione di colpa. La paura di sbagliare diventa il motivo principale per cui è conveniente non fare nulla. Ma questo è un blog sportivo o cosa? La traduzione è presto fatta: sbaglio o ci si lamenta sempre di più della assenza di leadership in campo, di giocatori che svolgono il compitino e che non si avventurano in spazi inesplorati, di altri che si nascondono invece di farsi vedere o che non si accusano dei propri errori scaricando su altri le colpe? Prendersi le proprie responsabilità quando la partita si fa delicata, metterci la faccia quando il gioco si fa duro, esserci quando sarebbe più comodo e conveniente sparire. Queste sono le sfide attuali: certo, bisogna insegnare la tecnica e la tattica del gioco, ci mancherebbe. Ma non ce ne faremo niente di un giocatore bello da vedere ma incapace di stare in campo. E non possiamo nasconderci dicendo che questi non sono i nostri compiti: se vogliamo formare giocatori/trici, dobbiamo formare uomini/donne all'altezza. Rinunciando anche ad una vittoria in più, se necessario. Sempre che si possa essere giudicati dall'onestà e completezza del nostro lavoro e non dal numero di vinte/perse: dipende se vogliamo stare in superficie o scendere in profondità.

3 commenti:

  1. Ne stavo parlando ieri con due allenatori della mia società. Come non essere d'accordo...

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  2. Ciao Livio, mi sbaglio o questo è un tema antico e che sembrava già risolto da tempo? Certo' vanno formati donne ed uomini oltre che atleti perché questo gli servirà molto di più nella vita che nelle varie palestre. Ciao Paolo Asquini

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  3. Ciao Paolo, tema antico ma non risolto. La mia impressione è che gli allenatori a livello giovanile spesso si occupino troppo di aspetti tecnico-tattici e poco di quelli educativo-formativi. Qualcuno potrebbe obiettare che non sono di pertinenza propria, ma non è possibile oggigiorno ottenere alcun risultato se non c'è equilibrio tra tutti i fattori che compongono la persona. Educare alla responsabilità in campo significa avere giocatori che un giorno si faranno avanti nei frangenti decisivi. Non ci si può sempre lamentare che i ragazzi non abbiano le palle, a volte il carattere va forgiato e aiutato ad emergere, anche forzatamente.

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