Tenacia. Termine intrigante e un po' in disuso: dalla radice tenere, stare incollato, avere forza adesiva. Se il talento è un dono di cui spesso non si è meritevoli, la tenacia non esiste in natura, va prodotta e si conquista sul campo giorno per giorno. Si diventa tenaci quando, pur consapevoli di essere inferiori, ci si batte con onore e coraggio. La tenacia ha un prezzo molto alto: più ci si ostina e più ci si fa male. Forse per questo non se ne vede molta in giro. È più semplice mollare, lasciare la presa, abbandonarsi fatalmente al destino. Perché perseverare se le cose rimangono così come sono, perché insistere se non si vedono cambiamenti? Perché provare e riprovare se non diventerò mai un giocatore di serie A? Perché perdere tempo, doversi assorbire ore di allenamento e dosi interminabili di urla se non esiste una meta reale e raggiungibile? Ecco spiegate le facce bastonate che ci capita di incrociare in campo, le spalle ricurve, i passi incerti, gli sguardi spenti, i sorrisi trattenuti. Ci si arrende ancor prima di iniziare, perché non ne vale la pena. Non vale la pena resistere, sopportare, soffrire. Siamo ormai fatti per stare in santa pace, per non essere disturbati, per tenere lontano da noi frustrazioni ed insuccessi. Meglio non farsi grandi aspettative, meglio rinunciare piuttosto che correre il rischio di rimanere delusi. Eppure la tenacia è un valore in sé: una sconfitta onorevole equivale ad una vittoria. Non ci sono solo numeri ad indicare la statura morale di una squadra: c'è coraggio, resistenza, senso di appartenenza, orgoglio. La rinuncia è peggio della sconfitta: non siamo fatti per nasconderci, come ha fatto codardamente Adamo nell'Eden, ma per metterci in gioco. Lo sport è forse l'ultimo approdo rimasto per imparare i fondamentali sani della vita: nulla è dovuto e regalato, non ci sono corsie preferenziali, nemmeno privilegi, tutto si conquista e si merita partendo dalla stessa linea. Non il talento, ma la forza interiore fa la differenza. Amo lo sport, perché, a differenza di altri posti, chi vuole arrivare può davvero farcela. Non ci sono filtri, non ci sono terzi, né bustarelle: l'unico giudice, severo ma giusto, rimane il campo. È proprio vero: chi la dura la vince.
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