Gentile è Gentile. Un pezzo più unico che raro, il più pregiato ancora rimasto dentro i confini. Gentile ha cazzimma - vocabolo non traducibile se non assimilabile a quell'insieme di proprietà mentali ed emotive riconoscibili, sinteticamente, come attributi - dote spesso carente nei giocatori italiani. Gentile è completo: ha una struttura fisica imponente, fa canestro in tanti modi - in penetrazione, spalle a canestro, ultimamente un po' meno dal perimetro ( ma perché ha cambiato il suo tiro? ) - si procura un sacco di falli, prende rimbalzi, smazza assist e se vuole difende. Gentile, almeno come giocatore, non si discute, da allenatore lo vorrei sempre dalla mia parte. Essendo l'ultimo degli eroi sopravvissuti in patria, è triturato quotidianamente dai riflettori mediatici: un tempo, quelle poche attenzioni che la stampa e le TV strappavano al monopolio calcistico venivano equamente divise tra tutti. Oggi, se si vuole parlare di qualcuno, è inevitabile imbattersi nel figlio di Nando, schiacciato, tra le altre cose, dal dovere di essere all'altezza del blasone dinastico. Gentile è scontento: lo si legge in faccia e dalle parole circostanziate che smista ai cronisti affamati di scandali. Soprattutto è il campo, da sempre giudice obiettivo, a togliere qualsiasi dubbio sui livelli alti di insofferenza. C'è una regola, che vale dal minibasket all' NBA e non solo nella pallacanestro: se non si è soddisfatti di dove ci si trova, è meglio cambiare aria. Non ho mai capito, sinceramente, per quale motivo le società sportive si debbano impuntare nel trattenere giocatori controvoglia: succede dappertutto, anche da noi, anche nelle giovanili. Sembrano quelle scenate di gelosia infantile che non portano a soluzione se non a rotture definitive e insanabili. Come dice il poeta genovese, un amore che strappa i capelli è perduto. In un gruppo, come può essere una squadra, l'infelicità di uno condiziona irreparabilmente l'umore di tutti: lo sanno quelli del canottaggio, se qualcuno non rema come gli altri, la barca non può procedere spedita. E non saranno i soldi generosi di Armani a riportare il sorriso al nostro giovane campione: avranno il potere di ricordare i suoi doveri di professionista, ma non di scaldargli il cuore. Anche da inguaribile tifoso, e con amarezza, è giunto il momento di ammettere che, per il bene di tutti, sia giusto che le strade si separino. È bene che sia Gentile che l'Olimpia possano seguire i loro sogni. Senza conflitti. Consensualmente.
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