"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

martedì 8 novembre 2016

terapia d'urto

Repesa ha ragione. Anzi, ragionissima. Coraggio da vendere. Molto da perdere. Cos'ha guadagnato dal suo sfogo? Niente, a parte qualche consenso non propriamente sincero di alcuni colleghi che ambirebbero a stare al suo posto. Ai giocatori non avrà di certo fatto piacere; alla società nemmeno, se è vero che Proli condivide tutto ma non l'esternazione pubblica del messaggio - che è un modo per dire, formalmente e aggraziatamente, che non ha gradito -. A me, povero e insignificante mortale, è invece piaciuto, eccome. Come, anni fa, quando Trapattoni a Monaco scosse il video puntando il dito e scaricando la voce sui giocatori pigri e immeritevoli. Quante volte capita di sentire un allenatore, durante un'intervista o una conferenza stampa, dire pane al pane e vino al vino? Uscire dalla sacralità dello spogliatoio, dal populistico e ipocrita lavarsi i panni in casa quando, nei fatti, tutti ormai, anche i bambini, possono accorgersi che esiste qualcosa nel meccanismo che non funziona. È probabile, anzi quasi certo, che i vani tentativi di risolvere il caso in privato abbiano lasciato il posto alle maniere forti di trattare, come estrema ratio, la vicenda in ambito pubblico. Qualcuno mi spieghi: forse i giocatori devono godere di un'immunità diversa dagli altri esseri umani? Sono considerati lavoratori speciali, per cui se non fanno il proprio dovere,  beneficiando tra l'altro di lauti e impopolari compensi, vanno difesi ad oltranza comunque e ovunque? Repesa ha parlato di piegamento sulle gambe che è la prima cosa che si impara in palestra: sarebbe come chiedere ad un'infermiera di fare un'iniezione o ad un cuoco di preparare un piatto di spaghetti. È un insulto alla collettività, prima ancora che all'allenatore, che giocatori di questo rango abbiano un comportamento indolente in campo: presunzione? Superbia? Rancore? Comunque sia, inaccettabile. Qualunque bambino/a o ragazzo/a ha bisogno di immedesimarsi in un modello sportivo: gli eroi, che io sappia, si sacrificano, cadono e si rialzano, lottano e si sbucciano, e poi, tra le altre cose, fanno anche canestro. Non ne ha bisogno, ma un consiglio al coach, da tifoso Olimpia, mi permetto di darlo: metta in campo Cerella, che oltre ad appagare gli occhi femminili, è forse l'unico che si dimentica e si disinteressa, mentre gioca, di proteggere la propria incolumità. Forse il solo della compagnia contento di giocare senza pensare al tabellino. Terapia d'urto: di solito si usa con le giovanili, probabilmente qualcuno non è ancora cresciuto.

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