"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

martedì 3 novembre 2015

un fisico bestiale

Ogni giorno che passa, allenare diventa sempre più difficile. Non solo e non tanto perché un genitore scriteriato spara al negozio gestito dal mister del figlio. Un fatto gravissimo che desta soprattutto clamore, ma quanti mini episodi silenziosi si consumano all'interno di palestre e campi di gioco? Ne sa qualcosa chi lavora abitualmente nella formazione sportiva dei/le ragazzi/e. Probabilmente uno dei motivi per cui molti abbandonano la professione - o per meglio dire passione, visto che il 99% degli implicati svolge tale pratica in forma quasi amatoriale - preferendo altre attività gratificanti, lontane dai guazzabugli quotidiani messi in scena da adulti insoddisfatti che finalmente trovano una faccia, un nome, un fatto su cui scaricare rabbia repressa. Il mestiere - o vocazione, o missione, a seconda dei casi - dell'allenatore é profondamente cambiato nel corso degli anni: negli anni '60-'70, quando lo scrivente ebbe il battesimo del fuoco, la palestra era un luogo sacro e inviolabile e chi dirigeva le operazioni era visto come un santone virtuoso e non raggiungibile. La verità é che quelli come me - dilettanti allo sbaraglio e promossi con i gradi sul campo - commisero un sacco di errori - assolutamente più gravi degli attuali - ma nessuno si permise mai di interferire o di mettere in discussione l'operato degli istruttori. Un esempio? Quando un ragazzino si comportava male, il minimo della pena consisteva nell'espulsione e rientro al proprio domicilio: nessuno, dico nessuno, si presentava successivamente a protestare per l'accaduto. Nei giorni nostri, un fatto del genere rientrerebbe negli articoli di stampa oltre che del codice penale ( pensiamo al povero e bravo Guido Saibene che per aver messo le mani sulle spalle al giovin di turno si è guadagnato la gogna mediatica e l'esonero, grazie all'intercessione dei nuovi padrini, i procuratori ). Oggi, anno 2015, le palestre sono aperte a tutti: durante gli allenamenti, é consuetudine la presenza massiccia sugli spalti di adulti intenti a carpire ogni parola e mossa del malcapitato: perciò frasi misurate, correzioni velate, punizioni sparite e, alla fine, il classico nugolo di clienti in fila pronti ad esprimere opinioni, lamentele, situazioni problematiche, aggiornamenti scolastici. Il paradosso é che gli allenatori odierni sono molto più preparati di quelli di un tempo, eppure sono più criticati ( lo stesso paradosso andrebbe rivolto ai giocatori: come mai con tecnici più bravi non sono migliori dei colleghi di un tempo? ). Dicono che i tempi sono cambiati e che ci si deve adeguare: ok, dico io, ma chi mi garantisce che siano cambiati in meglio? Chi si mette a spiegare che ci sono dei ruoli, dei confini, che esiste un rispetto, una dignità, che gli errori sono ammissibili e che soprattutto vanno attribuiti in tutte le direzioni? Ha ragione Luca Carboni, ci vuole un fisico bestiale. 

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