"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

martedì 16 giugno 2015

reggiano dop

Reggio Emilia é la favola che tutti vorremmo raccontare. E ascoltare. L'umile Cenerentola che batte tutte le rivali e riesce a sposare il principe. Non è un colpo di fortuna. Nemmeno un caso. É il frutto di un lavoro partito parecchi anni fa e che solo ora rimbalza agli onori della cronaca per una finale scudetto meritata ma, guarda caso, non cercata con insistenza ansiogena. Parliamoci chiaro: non è una piazza povera, come si potrebbe supporre, ma i soldi sono spesi con oculatezza e, soprattutto, investiti sui giovani. Dove sotto l'egregia maestria di Andrea Menozzi, responsabile tecnico, sono usciti fior di giocatori che ora popolano i campionati maggiori e minori. Continuo a pensare - e nessuno riuscirà a farmi cambiare idea - che la qualità di un vivaio non si misura dai titoli vinti ma dai giocatori sfornati: purtroppo, la storia insegna che non sempre questi due aspetti vanno a braccetto. L'ingordigia per il raggiungimento di risultati immediati, soprattutto in età precoce, diventa spesso il nodo corsoio per tanti atleti talentuosi che, invece di progredire nella formazione tecnica necessaria al salto di qualità, si fermano di fronte alla porta del successo. Reggio Emilia ha vinto poco a livello giovanile, pur reclutando giocatori da tutta Italia e, ultimamente, anche in Europa. Malgrado ciò, oggi ha quattro giocatori, prodotti del vivaio, presenti stabilmente in prima squadra, protagonisti non comparse di questa inedita ma affascinante avventura. Che dire, poi, di questo bizzarro mix perfettamente riuscito tra giocatori di inesperienza - soprattutto italiani - e stranieri, reduci di mille battaglie, ma ancora affamati di vittorie, capaci con il loro esempio di contagiare tutti verso un traguardo non impossibile. Reggio Emilia é l'esempio lampante di come programmazione a lungo termine, uomini giusti, bilanci ponderati possano riscuotere non solo simpatia, ma generare vero successo: qui non stiamo parlando di quote, parliamo di connazionali che stanno in campo e mettono fieno in cascina e che per una volta tanto non sventolano asciugamani. Merito di chi li ha scelti e preparati alla battaglia. Ecco perché, e non me ne vogliano i simpatici sardi - che con pieno merito hanno punito la supponenza milanese e addolorato il mio ormai sconsolato cuore - spero proprio che la favola abbia davvero il lieto fine che ci si aspetta.

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