Non ho mai smesso di credere nel potere performante della parola. Ecco perché sono spesso accusato di fare discorsi, a volte persino logorroici. Sembra strano per chi ha fatto del corpo e suoi derivati la ragione professionale oltre che di sopravvivenza. Eppure non c'è ripetizione asfissiante di un gesto che valga più di una parola giusta o sbagliata. C'è un linguaggio del corpo, indubbiamente, spesso molto indicativo e persuasivo più di qualsiasi frase detta: ma la parola resta insostituibile, compassionevole e lenitiva a volte, tagliente e punitiva in altre. " Ne uccide più la lingua che la spada " recita il Siracide. Quante stragi abbiamo commesso, spesso inconsapevolmente, con frasi inopportune e piene di rancore. Quanti miracoli, invece, quando abbiamo usato parole nei tempi e modi giusti. Proviamo a pensare: se tutto ciò non fosse vero, perché mai spendiamo un sacco di tempo, come allenatori ad esempio, negli spogliatoi, a chiamare time out o ad intercalare in ogni attimo di svolgimento della gara stessa. Come mai l'insegnamento, non solo scolastico, si basa ancora sulla parola, sebbene così tanto criticata e oggi supportata, ma mai sostituita, da altri mezzi, in genere audiovisivi. Come mai un genitore, se vuole riprendere o correggere, ricorre ancora alla sana sgridata. Anche i messaggi sui cellulari sono parole, anche ciò che viene scritto sui social. La parola pronunciata non virtualmente tra persone in carne ed ossa ha però un valore diverso: posso guardare gli occhi di chi parla e ascoltare il tono della voce. Capire se c'è frode o onestá. Leggere nell'animo di chi pronuncia se c'è volontà di costruzione o distruzione. Anacronisticamente, si usano a volte parole dure per amore ed altre leggere per odio. La parola non vale in sé, ma da dove nasce. "Lasciate che la voce nella vostra voce parli all'orecchio nel suo orecchio; poiché la sua anima custodirà la verità del vostro cuore " dice il Profeta Gibran. Parole, non fatti. Che possibilmente partano e arrivino al cuore. Che abbiano il potere di cambiarci e di cambiare.
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