"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

giovedì 12 marzo 2015

così non è

Pensavo che aiutare la nostra fragile gioventù a temprarsi ed irrobustirsi fosse una buona missione e un valido motivo per dare senso alla propria esistenza. Così non è. Pensavo che fare il proprio dovere fosse il modo migliore per contribuire, in piccolo, alla crescita della civiltà, a tal punto da non derubare ulteriormente uno stato già in ginocchio da sprechi e sperperi. Così non è. Pensavo che dare sfogo al corpo e al movimento fosse una cosa in sé divertente. Così non è. Pensavo che fare fatica, nel limite dell'accettabile, avesse ancora un diritto di cittadinanza. Così non è. Pensavo che giocare, nel senso di mettere due persone o due gruppi in competizione, fosse un'attività affascinante ed attraente. Così non è. Pensavo che la salute fosse ancora un valore con un alto indice di gradimento. Così non è. Pensavo che le discipline più sgradite - senza offesa - fossero italiano e storia. Così non è. Pensavo che un lavoratore che si guadagna la pagnotta sudando fosse meglio di uno sfaticato. Così non è. Pensavo che lasciare un segno nelle generazioni nascenti comportasse un briciolo inevitabile di sana frustrazione. Così non è. Pensavo che agli adulti interessassero giovani educati, forti e creativi. Così non è. Pensavo che ragazzi sani nella mente e nel corpo fossero un grande risparmio per le casse sociali. Così non è. Pensavo che lo sport e l'attività motoria fossero in cima ai pensieri dei nostri governanti. Così non è. Pensavo che le coppe e le medaglie vinte potessero convincere anche i più dubbiosi. Così non è. Pensavo che non vivessimo solo del gioco del calcio. Così non è. Pensavo che i ragazzi, l'ultima speranza rimasta, potessero ribellarsi a questo stato delle cose. Così non è. 
Nessuno mi tornerà indietro così tanti anni di illusione.

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