Dico la mia sulle nuove annate previste dalla prossima stagione. Al femminile non è andata così male: tre annate consecutive - 13 14 e 15 - non erano facilmente sostenibili, valutando che molte giocatrici fanno già doppi campionati per scarsità numerica. In più le ragazze, maturando prima sia fisicamente che mentalmente, sono sufficientemente pronte a saltare alcuni gradini anche in età precoce. L'eliminazione dell'under 19 é una buona cosa: un campionato poco significativo con poche squadre di qualità e già definito in partenza. Passare un anno intero a giocare partite inutili e dall'esito scontato non é certo di sprone al movimento: in più, le giocatrici di maggiore impatto sono in genere occupate con le prime squadre perciò il più delle volte le partite sono di scarsa rilevanza. Capisco si debba fare un certo sforzo per evitare una selezione dannosa nei primi anni giovanili, ma arrivati alla maggiore età le scelte dovrebbero essere già chiare e definite. Vedere squadre che si presentano con il contingente ridotto ai minimi termini e che affrontano le gare con basso impegno e poca motivazione, non fa bene alla pallacanestro in rosa. E qui mi allaccio al settore maschile, al quale, a parer mio, é andata peggio. Abbiamo vissuto i malaugurati anni dell'under 21 e non avendo imparato la lezione viene riproposta l'under 20, che é un'annata sensata per quanto riguarda rappresentative nazionali, ma che a livello di campionato diventa una scelta insostenibile e controproducente. Insostenibile perché a livello organizzativo sarà pressoché impossibile allestire un gruppo di ragazzi, quasi tutti alle prese con una nuova avventura universitaria o di lavoro: solo chi avrà fatto una scelta professionistica sarà in grado di partecipare, cosa che esclude a priori le società dilettantistiche, quelle che costituiscono il polmone vero del movimento cestistico italiano. Controproducente in quanto, come già espresso in altre circostanze, trovo anacronistico prolungare la fase giovanile quando gli atleti dovrebbero trovare spazio nelle squadre senior: anzi, si utilizza un palliativo per nascondere il vero problema, ossia il fatto che molti dei ragazzi che escono dai nostri settori giovanili non sono in grado di giocare in prima squadra. Togliere l'ostacolo - ossia allungare i tempi di maturazione - non è a parer mio la strategia giusta per formare i giovani giocatori: l'impatto con il basket reale potrebbe essere impegnativo, ma é l'unica strada per affermarsi e migliorare. Negli altri paesi europei, non si fanno molti problemi a mettere in campo giovani di qualità - vedi Barcellona in Eurolega ad esempio. Noi invece continuiamo a tenere i giocatori nel nido, illudendoli che un giorno, prima o poi, sarà il loro turno. Se invece l'idea é quella di avere più tesserati possibili, allora mi arrendo ma non ha niente a che fare con il bene della pallacanestro italiana: l'attenzione alla quantità andrebbe data nelle categorie basse e dovrebbe lasciare progressivamente il passo ad un'enfatizzazione sulla qualità. Questa scelta mi sembra che vada nella direzione opposta. Certo, nessuno ha la verità in tasca, nemmeno su queste scelte delicate, e ci si muove spesso a tentoni. Non imparare dagli errori, però, é poco incoraggiante.
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